Zoppo, la difesa ci riprova: attesa la decisione del Riesame

L'ex presidente della Pro Patria fu arrestato ai primi di maggio con gravi accuse in relazione alla sua gestione della società, andata al fallimento

Mentre la Pro Patria riprende a suon di gol a giocare e il neoacquisto "Spiderman" Ripa è già beniamino a furor di popolo, c’è chi allo stadio proprio non ci può andare. Non parliamo di qualche tifoso "testa calda" colpito da Daspo, ma dell’ex presidente Giuseppe Zoppo, arrestato lo scorso 6 maggio e da allora non è ancora tornato a piede libero. È di questi giorni, venerdì precisamente, il secondo ricorso al tribunale della libertà proposto dal suo legale, avvocato Angelo Colucci: che, fa sapere, attende la risposta entro un paio di giorni, per il sì o il no.
Su Zoppo grava l’accusa di bancarotta fraudolenta mossagli dalla Procura di Busto Arsizio a seguito delle accurate, minuziose indagini condotte dalla Guardia di Finanza. Proprio una perquisizione dei finanzieri presso la sede societaria aveva fatto scoppiare clamorosamente il bubbone del rapporto con i giocatori in febbraio, quando ormai la gestione del presidente, che pure aveva in un primo tempo consentito di costruire una squadra-spettacolo grazie a un calciomercato accorto, arrancava verso l’inevitabile conclusione. Zoppo, mentre si profilavano nuove proprietà per la squadra – la "cordata" sarebbe poi evaporata, rimpiazzata da Savino e Antonio Tesoro, nuovi entusiasti patron biancoblu – aveva tenuto duro a denti stretti fin quando gli era stato possibile: ossia, fino a un passo dal fallimento. Un mese dopo scattavano le manette ai polsi di uno dei protagonisti di un’annata schizofrenica, unica e irripetibile, in campo e soprattutto fuori, nel bene e nel male. Tifosi esaltati, giocate sopraffine, sogni di nuovi stadi megagalattici (leggi: da serie B), pugni picchiati sul tavolo e bracci di ferro dietro le quinte, trattative a oltranza: tutto in fumo fra carte bollate, debiti vertiginosi e gol presi nel momento sbagliato.

Già in maggio una prima richiesta di scarcerazione del legale era andata a vuoto. Il legale di Zoppo ritiene insussistenti le ragioni per una detenzione così prolungata: già mesi fa sosteneva che non vi fossero nei fatti rischi di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove tali da sostanziare una misura cautelare. Quanto all’ex presidente, che ha negato le accuse di false fatturazioni e distrazioni di fondi mossegli, davanti al gip aveva ritenuto opportuno fare ricorso al diritto di non rispondere , concesso dall’ordinamento giudiziario agli accusati a tutela della loro posizione.

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Pubblicato il 03 Agosto 2009
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