Cantiere occupato: “O ci pagano o andiamo sulla gru”
In via Nino Bixio le storie degli operai che non vengono pagati da mesi dalla Rocca srl. Passa anche una signora che ha comprato un appartamento: non sapeva nulla e rischia di svenire
Sono rimasti in due tutta la notte a presidiare il cantiere di via Nino Bixio a Gallarate. Gli altri si sono ripresentati sui ponteggi e ai cancelli questa mattina, mercoledì 14 ottobre, poco prima delle 8. Gli stessi dieci, pakistani e rumeni, del primo giorno. Fuori gli imprenditori e gli artigiani che vantano crediti dalla Rocca srl, per la quale hanno lavorato per mesi in subappalto senza prendere un euro da maggio a questa parte. Ad un certo punto compaiono anche i volantini di solidarietà dell’Italia dei Valori gallaratese.
Tra gli operai c’è Khan Mehdi, pakistano, 52 anni, da 6 dipendente della Rocca srl. Lui abita a
Gallarate, ma veniva spesso mandato in giro per i cantieri della ditta di Borgo Ticino: da Rho a Domodossola, da Magenta a Milano: «Ora sono a casa – spiega in un italiano stentato -, devo pagare la casa e dar da mangiare ai miei sette figli, ma non mi pagano da luglio». Egidio è invece un operaio sessantaquattrenne. Da 11 lavora per Rocca srl, sei dei quali come dipendente diretto e cinque in imprese in subappalto: «Ho lavorato in Fiera Milano e coordinavo 250 operai. La Rocca srl aveva diciotto cantieri, ora ne ha molto meno e tutti messi in questa maniera – spiega indicando gli operai incatenati sui ponteggi e ai cancelli -. La sensazione che qualcosa non funzionava l’abbiamo avuta ad ottobre dell’anno scorso, ma non pensavamo finisse così. Io sono 4 mesi che non vedo lo stipendio, mi devono dare circa 4 mila euro, ma se arriva qualcuno e me ne dà 2 mila me ne vado e torno a lavorare da un’altra parte. La Rocca srl ha sulla coscienza molte cose, tra le quali la morte nel 2007 di Alessandro Marcanti, schiacciato da una gru alla quale nessuno faceva manutenzione da anni. Dovranno rispondere anche di questo, prima o poi».
Gallarate, ma veniva spesso mandato in giro per i cantieri della ditta di Borgo Ticino: da Rho a Domodossola, da Magenta a Milano: «Ora sono a casa – spiega in un italiano stentato -, devo pagare la casa e dar da mangiare ai miei sette figli, ma non mi pagano da luglio». Egidio è invece un operaio sessantaquattrenne. Da 11 lavora per Rocca srl, sei dei quali come dipendente diretto e cinque in imprese in subappalto: «Ho lavorato in Fiera Milano e coordinavo 250 operai. La Rocca srl aveva diciotto cantieri, ora ne ha molto meno e tutti messi in questa maniera – spiega indicando gli operai incatenati sui ponteggi e ai cancelli -. La sensazione che qualcosa non funzionava l’abbiamo avuta ad ottobre dell’anno scorso, ma non pensavamo finisse così. Io sono 4 mesi che non vedo lo stipendio, mi devono dare circa 4 mila euro, ma se arriva qualcuno e me ne dà 2 mila me ne vado e torno a lavorare da un’altra parte. La Rocca srl ha sulla coscienza molte cose, tra le quali la morte nel 2007 di Alessandro Marcanti, schiacciato da una gru alla quale nessuno faceva manutenzione da anni. Dovranno rispondere anche di questo, prima o poi».Dal clima che si respira sul posto sembra non muoversi nulla e sia i lavoratori che i rispettivi
datori di lavoro studiano nuove forme di protesta, per smuovere le acque e forzare la mano all’impresa immobiliare committente del palazzo di lusso Cristal, la Demo di Gallarate: «Se vogliono che il cantiere vada avanti devono pagarci – attaccano -. Anche loro hanno qualche colpa: è vero che hanno sempre pagato la Rocca srl, ma non hanno verificato che le carte dell’impresa di costruzioni fossero in regola. Se va avanti così domani qualcuno salirà sulla gru e vedremo cosa succede». Per quanto riguarda la presunta documentazione irregolare, è Stefano Rizzi, sindacalista della Fillea Cgil, a spiegare: «Hanno presentato il documento unico di regolarità contributiva rilasciato dalla Cassa Edile di Novara, mentre avrebbero dovuto farselo rilasciare da quella di Varese, dove la posizione della Rocca srl era nota – spiega -. La colpa del committente è quella di non aver verificato: se fossero emerse irregolarità da parte dell’azienda si sarebbero potuti bloccare i pagamenti alla Rocca srl, per pagare direttamente le imprese subappaltatrici. A maggio sono stati versati soldi, mentre si sarebbe potuto intervenire prima».
datori di lavoro studiano nuove forme di protesta, per smuovere le acque e forzare la mano all’impresa immobiliare committente del palazzo di lusso Cristal, la Demo di Gallarate: «Se vogliono che il cantiere vada avanti devono pagarci – attaccano -. Anche loro hanno qualche colpa: è vero che hanno sempre pagato la Rocca srl, ma non hanno verificato che le carte dell’impresa di costruzioni fossero in regola. Se va avanti così domani qualcuno salirà sulla gru e vedremo cosa succede». Per quanto riguarda la presunta documentazione irregolare, è Stefano Rizzi, sindacalista della Fillea Cgil, a spiegare: «Hanno presentato il documento unico di regolarità contributiva rilasciato dalla Cassa Edile di Novara, mentre avrebbero dovuto farselo rilasciare da quella di Varese, dove la posizione della Rocca srl era nota – spiega -. La colpa del committente è quella di non aver verificato: se fossero emerse irregolarità da parte dell’azienda si sarebbero potuti bloccare i pagamenti alla Rocca srl, per pagare direttamente le imprese subappaltatrici. A maggio sono stati versati soldi, mentre si sarebbe potuto intervenire prima».Tra i tanti passanti che si fermano fuori dal cantiere ad osservare cosa succede, passano anche madre e figlia: la più giovane guarda il movimento, indica in alto e fa per cadere per terra. Ha comprato una casa al quinto piano del palazzo pagando un acconto di 50 mila euro alla Demo Immobiliare su un totale di 363 mila euro: «Ho un figlio di otto mesi e ho acceso un mutuo trentennale. Mi sento male, se mio marito scopre che il cantiere è bloccato gli viene un infarto». La signora viene rassicurata dagli imprenditori che hanno organizzato la protesta: «Non si preoccupi che il suo appartamento è al sicuro. Chiami la Demo e dica di pagare questi padri di famiglia e tutto si risolve». Intanto gli operai espongono alcuni cartelli: “Vogliamo i soldi”.
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