Pedemontana “a terra” senza i cavatori
I cantieri della Pedemontana potrebbero cominciare senza materie prime: è la denuncia degli operatori e dei lavoratori varesini delle cave. Un inghippo burocratico potrebbe fermare l'attività estrattiva provinciale
I cantieri della Pedemontana potrebbero cominciare male, senza nemmeno la terra o le altre materie prime per costruirla. E’ la denuncia degli operatori e dei lavoratori varesini delle cave, preoccupati per un inghippo burocratico che potrebbe fermare da un momento all’altro l’attività estrattiva provinciale. Tutto nasce dal ritardo con cui è stato approvato il Piano provinciale Cave, sorta di piano regolatore delle estrazioni di materiale in Regione, che definisce chi può scavare, quanto ne può estrarre e dove può farlo, e va regolato ogni 10 anni.
Un ritardo non solo notevole – sei anni, dal 2002 al 2008 – ma anche “fatale”: perchè nel frattempo è stata recepita una normativa della Ue che obbliga i soggetti autorizzati a esibire una valutazione di impatto ambientale. Il che significa attendere per circa un anno e mezzo due un “via libera” alle estrazioni.
«Noi siamo assolutamente d’accordo con la necessità di dotarci della Valutazione di Impatto ambientale, che è utile e sacrosanta – precisa Giuseppe Seratoni, presidente del gruppo Cave e Materiali da costuzione dell’unione industriali di Varese – Ma doverla fare in questo momento e prima della concessione delle autorizzazioni rischia di paralizzare il settore e costringere le aziende a chiudere, o almeno di sicuro a sospendere i lavori per mesi e mesi perchè non hanno più nulla da estrarre, malgrado quantità e posti siano già definiti dal nuovo piano».
Una situazione in cui non si trovano gli imprenditori delle province che il piano cave l’avevano approvato prima del 2008: «Loro stanno infatti procedendo allo studio sulla valutazione di impatto ambientale con già le autorizzazioni a scavare in mano – agiunge Seratoni – cosa che non compromette le loro operatività». Per i varesini, che condividono questo problema con le province di Milano, Bergamo e Pavia, il problema rischia invece di diventare drammatico: «E’ evidente che se sommiamo al ritardo di sei anni nel piano cave i problemi dell’attività estrattiva il problema diventa enorme – commenta Alberto Castelli, presidente di Ance – E’ vero che l’attività edilizia è in una fase di stagnazione, ma è altrettanto vero che sul territorio sono partite due opere, Arcisate – Stabio e Pedemontana, che da sole occuperebbero tutta l’attività».
In provincia di Varese, dove le aziende di attività estrattiva sono 12 per un totale di circa 300 lavoratori, il blocco delle estrazioni avrebbe però un effetto domino su tutta la filiera dell’edilizia:
«Siamo fortemente preoccupati sugli effetti che potrebbe avere sui lavoratori un inghippo burocratico simile – spiega Flavio Nossa che parla a nome delle associazioni di categoria Fillea – Cgil, Filca – Cisl, Feneal – Uil, con una posizione unitaria – La situazione vede innanzitutto centinaia di lavoratori direttamente impiegati negli impianti di escavazione che rischiano di avere problemi di carattere occupazionale per motivi che sono al di fuori della crisi, solo per disposizioni amministrativo-burocratiche che impedirebbero nell’immediato la possibilità di escavazione. Inoltre, uno stop ingiustificato alle escavazioni provinciali metterebbe in crisi non solo questo comparto ma tutta la filiera dell’edilizia».
Un problema sentito anche dagli autotrasportatori, parte integrante della catena delle estrazioni:
«In un settore come il nostro già in grave difficoltà, questa situazione sta provocando gravi ripercussioni – spiega Mauro Ghiringhelli, presidente di Asea Trasportatori, che porta anche la posizione di Associazione Artigiani – In particolare noi siamo preoccupati per l’abusivismo: nel nostro ambito è un rischio reale».
Una soluzione alla questione prova a portarla l’assessore provinciale all’Ambiente Luca Marsico: «La Valutazione di Impatto Ambientale è richiesta agli ambiti estrattivi superiori ai 10mila metri cubi annui (10 ettari): se si parcellizzassero le autorizzazioni, o almeno parte di esse, la parte considerata potrebbe essere esclusa dall’obbligo di presentazione preventivo e permetterebbe alle aziende di continuare a lavorare, mentre si procede allo studio della Valutazione». Una via d’uscita che servita alla Regione Lombardia per consentire alle aziende di mettersi in regola senza azzerare ogni attività, in un momento così delicato per l’economia e l’occupazione.
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