Tutte le novità della riforma
Dalla trasparenza dei bilanci alla separazione delle competenze di consiglio di amministrazione e senato accademico
La riforma dell’università sarà legge entro i primi mesi del 2010. Così ha annunciato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini a Radio anch’io.
Bilanci "in regola" – Le norme guardano ai conti. Gli atenei dovranno avere una sana e trasparente amministrazione e combattere gli sprechi pena finanziamenti inferiori. La «contabilità economico-patrimoniale» dovrà essere analitica e dovrà essere adottato un piano economico finanziario triennale. I fondi saranno in parte commisurati alla qualità e ai risultati ottenuti, non valgono più i criteri meramente quantitativi. Ci sarà un nucleo di valutazione d’ateneo, composto a maggioranza da professori esterni, che valuterà le perfomances. Attualmente è il contrario, i membri della commissione giudicante sono tutti interni.
"Federazione o fusione" – L’articolo 3, punto 1, stabilisce che «al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale, e al fine di razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie, due o più università possono federarsi, anche limitatamente ad alcuni settori di attività, oppure possono fondersi».
Sviluppo dell’eccellenza – Il decreto Gelmini istituisce inoltre un “fondo speciale per il merito”, inteso come fondo «finalizzato a sviluppare l’eccellenza e il merito dei migliori studenti, individuati tramite prove nazionali standard». Il fondo si rivolge inoltre agli studenti meritevoli prevedendo l’assegnazione di «borse e buoni studio da utilizzare per il pagamento di tasse e contributi nonché per la copertura delle spese di mantenimento durante gli studi». Più facili anche i “prestiti d’onore”. Gli studenti inoltre saranno chiamati a valutare i loro professori (in alcuni atenei la pratica è già diffusa). tale valutazione sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del Miur.
Codice etico – Ogni università dovrà adottare un codice etico per evitare conflitti di interesse e fenomeni di parentopoli. Anche in questo caso gli atenei dovranno attenersi alle norme poiché chi non adotterà sistemi trasparenti e gestirà male le risorse si vedrà ridurre i finanziamenti da parte del ministero.
Per i rettori non più di due mandati – Al rettore viene attribuita «la rappresentanza legale dell’università e le funzioni di indirizzo», oltre al «coordinamento delle attività scientifiche e didattiche, secondo criteri di qualità, efficienza, trasparenza e meritocrazia». La regola della trasparenza riguarderà anche le nomine dei rettori. I capi degli atenei dovranno essere i primi ad evitare conflitti di interesse e mandati che durano “a vita”. La durata della carica di rettore sarà per non più di due mandati e per un massimo di otto anni, sei anni nel caso di mandato unico non rinnovabile.
Almeno 35 docenti per dipartimento – Il decreto introduce nuove norme anche verso i Dipartimenti che attualmente sono troppi, frammentati e con pochi docenti. La politica contro gli sprechi spinge a dare regole più severe: «assicurando che a ciascuno di essi afferisca un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato non inferiore a 35», numero che sale a «45 nelle università con un numero di professori e ricercatori superiore a mille unità». I Dipartimenti, quindi, dovranno essere «raggruppati in relazione a criteri di affinità disciplinare». Le Facoltà, invece, cambieranno ruolo: avranno funzione di coordinamento e di raccordo, ma anche di razionalizzazione delle attività didattiche.
Separazione dei poteri tra Cda e Senato accademico – Tra Senato accademico e Consiglio di amministrazione ci sarà una netta distinzione di funzioni. Il primo dovrà governare tutti gli aspetti inereneti alla vita accademica, dalla didattica all’offerta formativa. Il secondo, invece, dovrà avere compiti esclusivi di alta amministrazione e programmazione.
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