Imprenditore impianta crocefisso gigante fuori dall’azienda
Sei metri per tre, illuminato di notte, con undici cartelli che riproducono frasi a effetto sulla difesa della religione. Giorgio Feraboli ha sferrato la sua crociata contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo

«C’è solo da incazzarsi per quella sentenza – dice Feraboli –. La cultura italiana è cristiana e quindi va rispettata, come vanno rispettate le altre. Voglio che la gente veda il crocefisso e si interroghi sulla questione. Da parte mia sarei pronto a fare la guerra da buon cristiano. D’altronde le guerre si fanno per la religione, le donne e a volte anche per l’economia. Comunque, se non basta promuoverò un referendum».
Prima di passare all’azione, ha radunato tutti i suoi dipendenti ai quali ha chiesto se fossero d’accordo con il messaggio e l’iniziativa. «Ho lasciato esposti i cartelli in azienda, in modo che i miei lavoratori potessero intervenire sulla questione – continua l’imprenditore –. Qualcuno mi ha fatto persino i complimenti, tra questi alcuni rumeni che sono cristiano ortodossi». Feraboli è convinto che in azienda non ci siano dissidenti, ma non se la sente di giurarlo sulla croce.
Comunque sia, è deciso a non mollare, continuerà la sua «crociata» ad ogni costo. Per il momento 1200 euro, tanto ha speso per crocefisso gigante e cartelli.
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