Cicero (Accam): “Non stiamo dando una bella immagine”
Sconfortato il presidente della società che gestisce l'inceneritore dopo il rinvio del vot in consiglio comunale. Il tempo passa e il 19 in assemblea bisognerà proporre l'aumento delle tariffe di conferimento ai soci
Paolo Cicero, presidente di Accam spa, è quantomai sconfortato dall’allungarsi dei tempi per vedere andare in porto le delibere che dovrebbero mettere la società nelle condizioni di agire. Chiave di tutto è l’atteggiamento del consiglio comunale di Busto Arsizio, città che ospita sul suo territorio l’inceneritore: e se la Lega chiede e ottiene di rinviare la discussione, in via per Arconate di certo non si fa festa.
«Siamo in attesa» constata Cicero, «senza il diritto di superficie (che il Comune dovrà cedere perchè Accam possa offrire l’impianto in garanzia degli ingenti prestiti per il revamping ndr) non ci possiamo muovere. Non so quali punti vogliono chiarire, ma continuare a rimandare…» Allarga le braccia anche al telefono il presidente: «Noi come CdA abbiamo fatto tutto quello che potevamo». La palla è passata alla politica da tempo, da quando ormai un anno fa si diede via libera al revamping, alla ristrutturazione completa dell’inceneritore per renderlo in linea con gli impianti più moderni. «Serve un atto di responsabilità, non stiamo dando una bella immagine, e dico a tutti».
Non rassicura la prospettiva dell’assemblea dei (per ora) 27 Comuni soci in programma venerdì 19 marzo. Cosa si porterà a questa assemblea? «All’ordine del giorno c’è l’aumento delle tariffe», rimaste bloccate per troppo tempo, ma si presupponeva la chiusura della partita con il Comune di Busto Arsizio. Dove però si nicchia, a fronte della vicenda delle garanzie per le banche e della nuova bozza di convenzione che fa saltare i vari "paletti" prima presenti per dare respiro e futuro all’impianto. «Quali decisioni prenderanno i soci non vedendo risolta la questione del diritto di superficie? Si rischia di rivedere le scene già viste in dicembre, e prima ancora, in una situaizone di stallo senza apparenti vie d’uscita. Oltretutto, il piano tariffario è un tutto unico, da qui al 2025». Lanciarlo "al buio" rischierebbe di lasciare molto, molto freddi i Comuni soci. Come freddissimi rischiano di restare in un futuro non molto lontano i forni di Accam. Scaduto il contributo Cip6 (quello famoso delle fonti energetiche "assimilate" a rinnovabili, rifiuti inclusi), il problema è ottenere i certificati verdi. «I bilanci di Accam sono sempre stati in pari o leggermente in positivo, grazie agli incentivi» ammette Cicero. Rimandando le decisioni, sostiene, la situazione dei conti non farà che peggiorare: già dal punto di vista della liquidità «è abbastanza seria». E in questo frangente si tratta di ottenere un maxiprestito da decine di milioni di euro per rifarsi non il trucco, bensì le strutture portanti.
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