Accam, il voto sulla convenzione divide l’assemblea dei soci

Negativo l'atteggiamento dei Comuni dell'Alto Milanese, in testa Legnano: il sindaco Vitali attacca con parole dure il documento e la gestione della società. Il contratto di superficie passa per un capello

La convenzione fra Busto e Accam SpA è passata per il rotto della cuffia martedì in assemblea dei soci: quello che sembrava un passaggio formale con alcune prevedibili contrarietà si è trasformato in un "dramma" sfiorato. L’assalto determinato dell’Alto Milanese, in testa Legnano rappresentata dal suo sindaco Lorenzo Vitali, per poco non ha soffiato via come un castello di carte tutto il lavoro portato avanti da un anno in qua dalla maggioranza bustese per venire a capo del "nodo" del revamping. Quei 33 milioni proprio non vanno già a molti Comuni soci, e durissime sono le parole usate dal primo cittadino legnanese, che parlava di "premesse, sostanza e obiettivo folli, insensati e non condivisibili". Un’Accam in cui il sindaco legnanese non crede più: in quindici anni, sostiene, non si è stati in grado di gestire l’impianto.
Alla fine, al voto la convenzione è passata per lo 0,46% delle quote societarie: un’inezia. Una percentuale superata di quasi quattro volte da quella delle quote societarie in mano agli astenuti. Decisivi lo sfilarsi dagli "altomilanesi" di Canegrate e Nerviano, favorevoli, e l’astensione di San Vittore Olona. Troppi i soldi da riconoscere a Busto, troppo pesanti le fideiussioni a garanzia delle banche che finanzieranno la ristrutturazione dell’inceneritore di Borsano. A bocciare la convenzione alla fine sono state Legnano, Castellanza, Parabiago, Pogliano Milanese, Rescaldina, San Giorgio sui Legnano e Vanzaghello, che aveva già dato il la alla "rivolta" votando no sulle fideiussioni.

Vitali, contattato per commenti, rincara la dose. «Abbiamo preso delle posizioni sui punti che non ci tornavano. Non condividiamo assolutamente alcune clausole che fanno di questa una convenzione capestro. Anche sulle tariffe abbiamo obiezioni, oggi cme oggi penalizzano proprio chi differenzia di più, pertanto siamo contrari all’aumento della quota variabile. L’ho detto in aula e lo ribadisco: a questo punto bisogna fare un passo indietro e trovare un socio di riferimento, pubblico o privato». Parole che equivalgono ad ammettere una sconfitta nella gestione dell’inceneritore. «La partita è stata gestita male, perchè c’è stata una chiara volontà di qualcuno di tenerci in scacco» conclude Vitali.

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Pubblicato il 21 Aprile 2010
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