Bilancio approvato, con qualche “se” e non pochi “ma”
Passa con 21 voti contro 6 lo strumento di programmazione finanziaria del Comune; Rosa Fontana e Cislaghi si allineano alla maggioranza. Critica ficcante dalla restante opposizione, punture di spillo anche dall'interno del Pdl con Libero Confronto
Fila sostanzialmente liscia l’approvazione del bilancio di previsione 2010 in consiglio comunale a Busto Arsizio. Stavolta niente sgambetti o coup de theatre all’una di notte, e il sindaco Farioli può andare a letto tranquillo. Mal di pancia, intendiamoci, non sono mancati neanche stavolta, ma sono venuti dall’interno del PdL. A scalpitare è l’area di Libero Confronto, le cui critiche si sono appuntate su vari aspetti, segnatamente il budget di Agesp Servizi ("infeudata" alla Lega tramite l’ad Reguzzoni), la telenovela del recupero della Tarsu "evasa", la gestione dell’affaire Accam, giunto venerdì sera a felice – per la maggioranza – conclusione. Su quest’ultimo aspetto, si è innestato anche uno scontro fra Diego Cornacchia e il presidente di Accam Paolo Cicero, che, presente fra il pubblico, non ha mandato giù i toni delle critiche rivolte al CdA («dimettetevi»).
Restando in tema di bilancio, si rimarca anche qui, come per Accam, l’acquisizione di fatto al centrodestra dei voti dei consiglieri Rosa, Fontana e Cislaghi, favorevoli al bilancio ma ancora seduti tra i banchi di minoranza.
Sui contenuti della programmazione economica si era sostanzialmente già detto alla presentazione del medesimo in commissione. Fondi Accam, oneri di urbanizzazione (12 milioni previsti anche quest’anno con i maxiprogetti Soceba e Tecnocovering in testa per il centro e l’area delle Nord), recupero dell’evasione sui tributi, multealcuni fra gli introiti previsti, che assommerebbero a 64,3 milioni; le spese sfiorano i 73 milioni e qui saranno gli oneri di urbanizzazione a pareggiare i conti. Un bilancio che raschia il fondo del barile? diceva Crespi citando le gazzette. «Non mi sembra un aspetto negativo: a me hanno sempre insegnato che prima di aprire il barattolo vuoto di Nutella, bisogna finire quello vecchio».
Per una città che si mostra, battute a parte, attrattiva anche per i flussi migratori interni (dal Milanese) e che vuole puntare sulla qualità della vita (Crespi dixit in premessa), un bilancio presentato con alate parole dall’assessore, rimasto però incompreso da un’opposizione scarsamente incline all’attribuzione di "anime" alle partite doppie. «Preferivo Alberto Cattaneo (il predecessore di Crespi), almeno con lui in mezz’ora capivamo il perchè dei numeri e le scelte da cui derivavano, qui di cifre si è parlato ben poco, evitando di esporsi su questioni sostanziali» la replica di Erica D’Adda per il PD. E sempre per la maggiore forza d’opposizione era il capogruppo della commissione bilancio Ruggiero a deplorare una discussione sul bilancio avviata alle 23, con un consiglio comunale riunito dalle 19,30 e già affaticato, oltre che dalla giornata di impegni di tutti, dalla lunga discussione su Accam. «Fatta così è una discussione inefficace, richiede una serata a parte». Invece si è fatto tutto insieme, con Crespi che per cinquanta minuti ha tenuto la sua relazione davanti ad una platea di consiglieri semivuota, e dove perfino qualche assessore chiacchierava. Ruggiero insisteva anche sulla Tarsu, che dovrebbe quanto prima essere convertita in tassa, la TIA, come da decreto Ronchi, pena grossi problemi di legittimità in prospettiva. Criticata dal presidente della commissione bilancio anche la scelta di affidare a società terze la riscossione degli arretrati, in particolare sul’ICI: come infieriranno poi sia D’Adda dal PD che Cornacchia dal suo pur fedele banco di maggioranza, «noi la calcoliamo sulle superifici effettive, e quelli la calcolano sui dati catastali» con le conseguenti cartelle più o meno pazze.
Il PdL difendeva il bilancio e rilanciava quanto fatto dall’amministrazione Farioli (quella con meno tagli di nastri degli ultimi decenni, la punzecchiatura dell’opposizione); la Lega manteneva uno stretto silenzio, assente (o assentato?) il consigliere Raimondi, già causa, con i suoi taglienti giudizi, dello psicodramma dell’anno scorso con sindaco dimissionario sempre al voto sul bilancio. Il PD dava fin troppo facili bacchettate sulle mani, ad esempio sulle alienazioni del patrimonio, la cui "valorizzazione" (vendita) rimane un obittivo dichiarato, già previste nel 2009 e che non hanno portato un centesimo, il sottopasso di Sant’Anna verso il Sempione che ritorna di bilancio in bilancio e non si vede mai, e così via. Si aggiungevano al clima in aula le punture di spillo dei Cornacchia e degli Angelucci per la corrente Libero Confronto del PdL, leale al voto ma con facoltà di libera parola, su Agesp Servizi e il suo budget, risultato incomprensibile ai consiglieri, o sulla Tarsu. La discussione si trascinava quindi fino all’1,30 del mattino quando, dopo sei ore di seduta e fra il sollievo generale, il bilancio passava con 21 voti contro sei. Numeri che la dicono lunga: la sensazione è che di questo passo il dibattito politico sarà solo quello interno ad una maggioranza ipertrofica e che non deve rendere conto che a se stessa, numeri alla mano.
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