L’odissea di MalpensaFiere
Quattro presidenti in poco più di otto anni di vita e l'incognita sul suo futuro
Era il 7 dicembre del 1999 quando venne posata la prima pietra. Due anni dopo il taglio del nastro. MalpensaFiere fu salutata come un fiore all’occhiello del territorio. La sua vicinanza con l’aeroporto, la collocazione su un territorio a forte densità di imprese, una storia di buoni successi del vecchio centro fieristico erano tutti ingredienti positivi.
Le difficoltà e qualche pasticcio emersero ancor prima dell’avvio dell’attività. Dario Guidali, allora presidente della Camera di commercio gestì tutta l’operazione ma venne poi contestato dalla sua stessa associazione artigiani e fu costretto a dimettersi prima di veder al traguardo il centro polifunzionale.
Quattro presidenti poi in poco più di otto anni di attività.
Angelo Belloli dalla fondazione della società fino alla fine del gennaio del 2004 quando arrivò Romeo Mazzucchelli, ai vertici dell’associazione commercianti di Busto Arsizio. La sua presidenza durò due anni e poi le dimissioni e l’arrivo di Fernando Fiori espressione dell’agricoltura.
Nel giugno del 2008 ulteriore cambio con l’ascesa di Renato Scapolan, espressione dell’Associazione artigiani. Mercoledì 28 arrivano le dimissioni anche di questo ultimo.
Una girandola che testimonia una crisi più di identità che economica. Il centro fatica a trovare una sua vocazione e a poco serve parlare della vicinanza e concorrenza di Fiera Milano a Rho perché questa non è venuta su come un fungo all’improvviso.
MalpensaFiere venne realizzata grazie a una serie di contributi economici diversificati compresi quelli arrivati dall’Europa. Fino al 2012 non può subire cambi di destinazione d’uso, né tanto meno essere alienata. Scelta per altro possibile, anche se difficile da giustificare, visto il tanto rimarcare le opportunità di Expo 2015 e la necessità per il territorio di avere un centro polifunzionale ed espositivo.
La decisione di Renato Scapolan di uscire di scena è solo un altro tassello di una situazione di difficoltà e la società composta dalla Camera di commercio (che detiene il 77% della proprietà), la Provincia e le amministrazioni di Gallarate e Busto Arsizio dovrà ragionare seriamente sul futuro di questa struttura.
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