Processo a “dom” Rosario, tra i testimoni il fabbricante di documenti diplomatici
Fra le persone sentite in aula anche un responsabile di un'agenzia di comunicazione che aveva curato anche la produzione di passaporti e carte d'identità in bianco per la "real casa" di Vicenza
Prosegue presso il tribunale di Busto Arsizio il processo a carico di "dom" Rosario Poidimani, Roberto Cavallaro, Ugo Gervasi e Fabrizio Bellora, che devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, sulla base di quanto raccolto dagli inquirenti prima e dopo l’operazione "The Kingdom", scattata nel marzo 2007. Breve e interlocutoria l’udienza tenutasi mercoledì mattina di fronte alla corte presieduta dal giudice Novik, affiancato dalle colleghe Bossi e Simion: sono sfilati quattro testimoni dell’accusa, rappresentata dal pm Luca Gaglio. Si trattava perlopiù di professionisti, e di un bancario, che avevano avuto a che fare con il siculo-vicentino pretendente al (teorico) trono portoghese e con gli uomini a lui vicini. Ovviamente presente, come sempre, il Poidimani, sempre adamantino nel difendere le proprie prerogative, assieme ad altri due dei coimputati.
Tra i testimoni anche un mobiliere e un responsabile della comunicazione: il secondo aveva creato un logo e delle pagine web per la "Real Casa"(con sede a Vicenza) e per l’IIRD , e ha dichiarato alla corte di aver anche creato alcune decine dei "passaporti" e delle "carte d’identità" diplomatici in bianco. «Ci eravamo informati presso la Questura della mia provincia, ci dissero che potevamo produrre quei documenti», poi semmai la responsabilità ricadeva su chi ne faceva uso. I documenti venivano venduti per alcune migliaia di euro a personaggi che ruotavano intorno alla corte di dom Rosario, cui si rivolgevano piccoli imprenditori in cerca di contatti altolocati, nella speranza di fare buoni affari. Una corte che, come altre testimonianze avevano chiarito, godeva di considerazione anche presso ambienti ufficiali, pur non essendo certo gradita alle autorità della repubblica portoghese, e meno che mai al ramo sopravvissuto della famiglia reale dei Braganza. La questione delle legittimità, per il Poidimani, è centrale e fuori discussione: per la corte, che mira a verificare le accuse nello specifico, molto meno.
Negli interrogatori il pm è tornato sulla questione dei pagamenti e degli assegni, importante per il passato coinvolgimento di una filiale bancaria del territorio nella vicenda: in alcuni casi le persone sentite erano state pagate con assegni scoperti, perlopiù tramite una persona ora uscita dall’inchiesta dopo aver collaborato ed ammesso la sua parte di responsabilitò, ma il Poidimani, alle proteste degli interessati, aveva regolarmente saldato il dovuto. Da questo punto di vista, l’udienza è sembrata un punto a suo favore, anche se non si è scesi, stavolta, nello specifico delle contestazioni mossegli dai principali accusatori.
Le prossime udienze si terranno il 21 ottobre alle ore 15 e il 17 novembre alle 11,30, sempre con ulteriori testimoni di questa complessa vicenda.
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