Nonostante la crisi le imprese cercano tecnici

le richieste nei settori meccanico, elettrotecnico, chimico e tessile-abbigliamento. Nell’anno scolastico 2010-2011 si è registrato un aumento nella percentuale di iscrizioni agli istituti tecnici, dopo anni di calo. Rimangono i nodi della dispersione scolastica e delle quote rosa

Nonostante la crisi il mercato del lavoro nell’industria non si è totalmente bloccato. Anzi, in alcuni settori, la domanda da parte delle imprese di diplomati tecnico-professionali, è aumentata. A dirlo sono i dati nazionali Excelsior relativi al 2010. Anno in cui, per esempio, è cresciuta la richiesta di tecnici nel campo meccanico, ammontata a 22.660 persone, contro le 14.840 del 2009. In aumento anche le domande come tecnico elettrotecnico (dai precedenti 7.790, agli attuali 10.460), elettronico (da 2.840 a 3.770), chimico (da 1.720 a 2.410), biologico e delle biotecnologie (da 310 a 460). In ripresa anche le richieste che provengono da un settore che ha risentito fortemente della concorrenza internazionale come il tessile-abbigliamento-moda, dove si è passati dalle 1.410 domande del 2009, alle 1.620 di quest’anno. In calo, invece, le domande di tecnici provenienti da altri settori: amministrativo-commerciale (dalle 75.910 domande di un anno fa si è passati alle attuali 70.130), edile (dalle 5.700 si è scesi alle 5.530), informatico (un anno fa 6.400, oggi 4.240), agrario-alimentare (dai 2.300 ai 1.140). In totale, nel 2010, è arrivata dalle imprese una richiesta di quasi 236 mila diplomatici tecnici e professionali.
 
Le scelte scolastiche dei ragazzi
Da una parte le richieste delle imprese, dall’altra le scelte degli studenti che vedono in lieve aumento la quota di scritti agli Istituti Tecnici del settore tecnologico. Passati a rappresentare, nell’anno scolastico 2010-2011, il 17,1% delle iscrizioni al primo anno delle scuole superiori del Paese, contro la percentuale del 16,9% dell’anno scolastico 2009-2010. Una crescita dello 0,2%, che segue al calo costante degli anni precedenti. Nel 2004-2005, ad esempio, gli iscritti al primo anno degli Istituti Tecnici erano 220.504, scesi a 216.653 nel 2008-2009.
Tornando all’anno scolastico 2010-2011 una discesa dello 0,3% si registra, invece, sulla percentuale degli iscritti agli Istituti Professionali del settore industria e artigianato calata al 6,1%, contro il precedente 6,4%. Scendono anche le quotazioni degli Istituti Tecnici con indirizzi economici che oggi rappresentano il 14,6% degli iscritti, mentre un anno fa erano il 15,4%. Aumentano, invece gli iscritti agli Istituti Professionali del settore servizi, cresciuti dello 0,4% (oggi rappresentano il 16%, un anno fa il 15,6%).
 
Rapporto Istituti Tecnici-Università
Non solo una scelta propedeutica all’entrata nel mondo del lavoro. L’iscrizione agli Istituti Tecnici risulta in molti casi anche una valida opzione in vista della prosecuzione degli studi all’Università. Nell’anno accademico 2009-2010, più di un quarto delle matricole iscritte alle facoltà tecnico-scientifiche, infatti, erano rappresentate da diplomati tecnici. La percentuale esatta è pari al 26,1%. (24.845 su 95.193 studenti) Al Politecnico di Milano, ad esempio, gli immatricolati con diploma tecnico erano, nell’anno accademico 2009-2010, il 21,7% (1.048 su 4.825), mentre al Politecnico di Torino la percentuale saliva al 26,7% (988 su 3.703).
 
Dispersione scolastica
Un problema dell’istruzione tecnica è quello della dispersione scolastica. Un esempio: nell’anno scolastico 2004-2005 gli iscritti al primo anno in queste scuole erano 220.504. Cinque anni dopo, alla vigilia degli esami di maturità, nell’anno scolastico 2008-2009, gli iscritti al quinto anno erano scesi a 172.856. Durante il quinquennio di studi sono stati persi per strada 47.648 studenti. Segno, da una parte, di quanto lo studio tecnico, al di là di quanto si pensi, non sia più facile di quello liceale, non sia un posto nel quale si possa parcheggiare i figli in vista di un facile e automatico raggiungimento del diploma. Dimostrazione, dall’altra, di come, la scelta dell’istruzione tecnica sia legata troppo spesso solo all’adempimento dell’obbligo scolastico fino all’età minima prevista per legge, anziché un convinto percorso di formazione e crescita culturale del ragazzo.
 
Quote Rosa
In Italia il tasso di femminilizzazione nelle scuole superiori è del 49%. Con punte del 69% per quanto riguarda il liceo classico e del 50,5% per il liceo scientifico. Percentuali di quote rosa che nei territori del Club dei 15 non vengono raggiunte neanche sommando agli istituti tecnici industriali quelli commerciali e geometri. In questo caso, infatti, nelle 17 province che compongono il Club dei 15 (17 perché ai 15 soci fondatori si sono aggiunti nel tempo anche Monza-Brianza e Mantova) si arriva ad una media del 37,9% sul totale degli iscritti.
 

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Pubblicato il 19 Novembre 2010
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