Cordì al Pd: “Con la Oprandi svolta storica, basta liti”
Il consigliere di Sel interviene sulla diatriba post-elettorale sul ruolo della candidata sindaco. "Non si può applicare il vecchio schema: passata la festa gabbato lu santo. Traduciamo quel successo in una politica e imponiamo alla Lega la nostra agenda"
Rocco Cordì (in una curiosa immagine con Roberto Molinari del Pd) torna in consiglio comunale dopo 25 anni, quando sedeva sui banchi del Pci, di cui è stato anche segretario provinciale. «In politica se hai delle idee non puoi non pagarne il prezzo – dice lui – per questo riparto dal consiglio comunale, mica dal parlamento».

Contrario alla svolta di Occhetto, è uscito anni dopo dai Ds, ma è ritornato con Nichi Vendola alla politica attiva, e oggi guida la pattuglia di Sel, il partito che ha preso alle comunali il 4 per cento. «Un buon risultato perché era la prima volta che ci presentavamo» suggerisce. Con la Oprandi ha stabilito un rapporto umano forte ma soprattutto a Sel piaceva il suo programma, perché disegnava una città alternativa in obiettivi e valori, rispetto a quella della Lega.
«Assistiamo a un confronto a mezzo stampa tra la Oprandi e il suo partito che le ha chiesto di non fare la capogruppo del Pd, ma di coordinare la coalizione. Questo battibecco è la prosecuzione di un dibattito interno al Pd nato male già prima delle elezioni. In realtà, ne stanno parlando solo sui giornali, nell’unica riunione avuta tra gli eletti della coalizione nessuno ci ha posto questa richiesta. Rispetto il dibattito interno dei democratici ma dico anche che non possono tirare in ballo tra loro scelte che competono anche a noi. La coalizione sceglierà in autonomia la sua politica».
«E’ discussione che non c’entra nulla con il futuro della città perché è tutta interna ai partiti. Io credo che ogni sede istituzionale sia autonoma e vada rispettata, così anche i gruppi consiliari, per questo non entriamo nelle scelte del Pd sul loro gruppo. Ma siccome non c’è un gruppo del centrosinistra nelle istituzioni….».
Ma il Pd ripete che ha proposto alla Oprandi una formula normale, già sperimentata con Alfieri e Conte negli anni precedenti, quando i candidati sindaco non diventarono capogruppo. Perché solo oggi questa polemica?
«Una parte del Pd non credeva che saremmo arrivati al ballottaggio. Quel risultato straordnario ha smosso alcuni equilibri. Fino da ora ha sempre prevalso una logica con i candidati del centrosinistra e cioè: passata la festa, gabbato lu santo. Ma in queste elezioni è successa una cosa che non era mai accaduta prima. Per la prima volta ci abbiamo creduto, il vento è cambiato, e sulla base di una persona e di un programma serio, anche se forse un po’ fuori dai soliti schemi, rispetto a certe logiche».
Però è legittimo che la pensino così…
«Sì, ma se la tua discussione interna mi danneggia e mi coinvolge allora interagisco. Noi dobbiamo avere altre priorità».
«Dobbiamo prepararci a essere domani la maggioranza della città. E’ l’impegno categorico dei prossimi cinque anni. I 4300 voti presi dalla Opradi al secondo turno sono di per sé un programma politico. Il ballottaggio ha fatto scattare qualcosa, la gente è tornata alle urne, la campagna è stata un crescendo rossiniano, e questo risultato ci impone una sfida; quella di ragionare, finalmente, con la testa di chi vuole esser maggioranza domani. Mi sembra che, pur rispettando il dibattito interno del Pd, manchi questa tensione nelle discussioni di quetsi gironi».
«Dare vita a un’assemblea degli eletti e a un’assemblea della coalizione con tutti i rappresentanti della coalizione, i partiti e la lista civica. Ma anche a comitati territoriali e tematici, in città, che diano le gambe ai nostri temi, e che segnino un cambio di passo, un nuovo rapporto con la gente aperto e collaborativo. Non ci lasceremo dettare l’agenda dalla maggioranza, vanno rovesciate le priorità, va rimessa al centro la periferia».
Una grande assemblea cittadina, ma non sarà vista come un luogo alternativo ai partiti?
«E’ una proposta già formulata tra gli eletti in consiglio, una sede che ha una sua autonomia».
«Certamente quello di non restare prigionieri della bassa bottega ma provare a rispondere a un vento di cambiamento, la domanda principe a cui dobbiamo rispondere è come conquistare la fiducia dei cittadini, non certo di capire Morello e l’Udc dove li metto…»
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