L’Italia ispira Weeden: “Ho voglia di giocare”
Il nuovo americano della Cimberio ha assistito all'allenamento dei compagni limitandosi a provare qualche tiro. "L'esperienza nel vostro paese mi eccita, non vedo l'ora di iniziare"
Un allenamento intenso, a tratti duro e nervoso è stato il primo contatto di Tony Weeden con la Cimberio e il basket italiano. Il nuovo americano della Pallacanestro Varese per questa volta si è limitato a osservare i compagni (spremuti dal vice di Recalcati Guido Saibene) riservandosi solo di scaldare la mano con qualche tiro dalla lunga distanza al termine della seduta al palasport d Masnago. Il lungo viaggio – cominciato prima dell’alba e proseguito con il viaggio aereo verso Malpensa – e la fatica dei giorni precedenti, passati in auto tra la propria abitazione polacca e l’ambasciata italiana a Varsavia, hanno consigliato un pomeriggio di riposo a Weeden, almeno dal punto di vista fisico.
Così i molti appassionati (tra i tanti anche Edo Bulgheroni) che hanno fatto capolino al PalaWhirlpool sono rimasti a bocca asciutta. Un peccato, secondo noi, perché qualche minuto sul parquet poteva anche essere concesso da Recalcati e dal suo staff che invece si sono limitati a mostrare a Tony il metodo di lavoro e qualche schema provato in allenamento. E’ quindi stato Weeden a raccontarsi nella successiva presentazione, tenutasi nel ventre del palazzetto.
Questa sera non l’abbiamo vista in campo. Ci racconti che giocatore è.
«Molto aggressivo sia in attacco sia in difesa. In attacco poi sono dotato di un buon tiro dalla distanza; al di là degli aspetti tecnici invece, mi piace essere uno dei leader della squadra in cui gioco. Ovvio, ora la priorità è un’altra e cioè quella di conoscere i compagni e le loro caratteristiche e di capire quello che mi chiede l’allenatore. Ma sul lungo periodo non ho problemi a prendere le mie responsabilità nello spogliatoio».
Come è avvenuta la trattativa che l’ha portata a Varese?
«Ero impegnato nell’All Star Game polacco quando il mio agente mi ha contattato parlandomi di un’offerta italiana. Era la vostra e ho subito accettato perché l’Italia è uno dei posti in cui speravo di giocare. Sono felice di essere qui e spero di fare grandi cose con la squadra».
Che livello di gioco immagina di trovare nella nostra Serie A?
«So già che c’è grande differenza tra il campionato italiano e quello polacco e so che il salto sarà notevole. Qui il gioco è più duro dal punto di vista fisico e in campo c’è gente più esperta e pronta. Una bella sfida, me ne rendo conto».
Ci sono giocatori americani, nel suo ruolo, cui si ispira tra quelli che giocano in Europa?
«Non in particolare. Diciamo che in passato ho conosciuto uno come David Logan che in Polonia ha fatto molto bene (ora è al Panathinaikos ndr). Mi piacerebbe disputare stagioni come le sue. Da quando sono in Europa ho comunque giocato contro molti americani, anche di alto livello. Tra quelli che ci sono in Italia per esempio, ricordo bene Dee Brown oppure David Moss, ottimi giocatori».
Prima di Varese c’era stata per lei la possibilità di venire in Italia?
«C’erano state negli anni scorsi alcune trattative con squadre di LegaDue, ma nulla che poi si è concretizzato».
Recalcati l’ha chiamata prima della sua firma. Cosa le ha detto in quell’occasione?
«Mi ha detto di aver guardato i filmati delle mie partite e di aver apprezzato il mio modo di giocare. Non abbiamo parlato invece di quello che mi verrà chiesto in campo, ma lo faremo prestissimo di sicuro».
Lei è arrivato a pochi giorni da una partita importante e sentita, quella con Milano. Le è stato detto?
«Sinceramente non vedo l’ora di iniziare a giocare. Bene che sia contro Milano, ma la priorità per me è quella di conoscere la squadra, i tecnici, i compagni e di scendere in campo. Comunque so che sarà una partita molto tosta».
La prima volta in Italia. C’è qualcosa n particolare che l’ha spinta qui, al di là del basket?
«Non conosco il vostro Paese, come ho detto. Ne ho sempre sentito parlare e visto che è arrivata questa opportunità ho deciso di affrontarla, in accordo alla mia compagna Christine e con il mio piccolo Anthony III che ha solo nove mesi. Siamo molto contenti e crediamo che ogni esperienza nuova vada vissuta con spirito positivo. Sono qui per scoprire tutto… diciamo che di italiano finora conosco solo la moda».
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