Le opposizioni alla giunta: “rendetevi utili a Fagnano, dimettetevi”
Progresso e solidarietà, Felci e Lega Nord chiedono le dimissioni del sindaco perchè, secondo i loro calcoli, non avrebbero più la maggioranza in consiglio. E la prova sarebbe evidente con il caso degli aumenti dei buoni pasto nelle mense scolastiche
Venti tempestosi soffiano sul comune di Fagnano con le opposizioni dei gruppi “Progresso e Solidarietà”, della lista civica “Felci” e della “Lega Nord” che chiedono a gran voce un passo indietro del sindaco Roncari e della sua giunta. Un caloroso invito che nasce da una richiesta con la quale i tre gruppi chiedevano di convocare un consiglio comunale per il 27 febbraio (o il 2 marzo) per discutere una serie di interrogazioni all’amministrazione. Un fuoco di fila di domande che avrebbero spaziato dall’aumento dei buoni pasto delle mense scolastiche fino al Piano di Governo del Territorio (PGT) passando per dissuasori del traffico e parcheggi “rosa”. Gli 8 consiglieri firmatari della richiesta, motivata dal fatto che “la giunta non ne convoca uno (di consiglio comunale, ndr) dal dicembre 2011 e che presumibilmente il prossimo si occuperà del bilancio 2012”, ritengono inaccettabile “il ritardo con cui l’amministrazione intende portare alla discussione del consiglio la mozione sul problema dell’aumento del buono pasto” che aveva causato una rivolta tra i genitori degli scolari.
La risposta della giunta a queste richieste, però, è stata quella di convocare solo i capigruppo e non l’assemblea dei rappresentati cittadini. E sul perchè di questa scelta, i consiglieri hanno un’idea piuttosto chiara. Sull’annoso problema degli aumenti, infatti, era stata presentata una mozione dalle opposizioni che chiedeva di congelare il rincaro fino al prossimo anno scolastico ma la giunta ha già deliberato una serie di riduzioni dal 25 al 50% per secondi e terzi figli, ignorando quindi di discutere la mozione. E l’accusa che muovono i membri dell’opposizione è che “questa amministrazione vive su una maggioranza ormai solo teorica e rifugge da qualsiasi confronto per paura di scoprire di non avere più i numeri dalla sua parte”. Da qui l’invito a “mettere fine a questa lenta, inesorabile, insopportabile agonia” rassegnando al più presto le dimissioni.
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