Mirabelli: “A Varese mazzata TIA”
Il capogruppo del Pd interviene sulla questione delle tariffe rifiuti "che penalizzano famiglie e imprese varesine" di cui discuterà la Commissione Affari generali in data 4 aprile
Ampia riflessione del consigliere comunale del Pd Fabrizio Mirabelli in merito alla tariffa di igiene ambientale: «Attualmente, in Italia, le tasse sui rifiuti vengono pagate, a seconda che gli enti locali si siano adeguati o meno al decreto Ronchi del 1997, con due diverse formule: quella della TARSU (Tassa rifiuti solidi urbani), applicata nella grande maggioranza dei Comuni (tra cui Milano) e quella della TIA (Tariffa igiene ambientale). Lo scopo di entrambi i tributi è quello di coprire i costi della raccolta e dello smaltimento ma le metodologie di calcolo sono molto differenti. Nel primo caso, infatti, si paga una tariffa a metro quadrato, calcolata in funzione dell’utilizzo dell’immobile; nel secondo, si paga una tariffa, distinguendo tra una quota fissa in funzione della superficie, che va a coprire i costi della pulizia delle strade, gli ammortamenti e gli investimenti, e una quota variabile, a copertura della raccolta e della gestione, che viene calcolata sull’attitudine a produrre rifiuti.A Varese, il passaggio da TARSU a TIA è avvenuto con delibera del Consiglio comunale del 30-11-2004 ma le tariffe sono, poi, state stabilite con un atto della Giunta di centrodestra (Lega Nord e PDL). Dall’analisi dei dati della TIA dal 2005 al 2012, emerge che le famiglie varesine, oggi, rispetto a quando pagavano la TARSU, pagano, mediamente, di più che in quasi tutti gli altri Comuni della provincia di Varese ma anche della Lombardia.
Il dato veramente anomalo, tuttavia, è quello che riguarda alcune categorie di imprese costrette a pagare, tariffe annue che sono esageratamente più alte rispetto a quelle pagate da imprese concorrenti della stessa dimensione e della stessa categoria, ubicate altrove.
Significativo è il caso delle officine meccaniche, proprietarie di capannoni, poniamo per una superficie di 2000 metri quadrati, come risulta da alcuni confronti riportati sotto:
Varese: 13.380 euro/anno
Sumirago: 1.200 euro
Induno Olona: 4.360 euro
Gallarate: 6.320 euro
Busto Arsizio: 4.760 euro
Como: 6.100 euro
Bergamo: 5.700 euro
Milano: 6.140 euro
Fuori dalla Lombardia, interessante è il confronto tra Varese (sindaco Fontana – ente gestore: ASPEM) e Verona (sindaco Tosi – ente gestore: AMIA), Comuni in cui il passaggio da TARSU a TIA è avvenuto pressocchè contemporaneamente:
Varese: 6,69 euro/MC pari a 13.380 euro all’anno
Verona: 2,926 euro/MC pari a 5.852 euro all’anno
E’ evidente che questa anomalia varesina, che, purtroppo, non riguarda solo le officine meccaniche ma anche altre categorie, penalizza, in maniera sproporzionata parecchie nostre imprese, scoraggiando l’apertura di nuove e inducendo quelle ancora presenti nel territorio del Comune di Varese ad andarsene.
Non a caso, recentemente, qualche impresa, si è lamentata presso UNIVA, il Comune e la Regione Lombardia di questa situazione, che finisce per alterare gli studi di settore, in un momento già di per sé difficile a causa della grave crisi economica che ha colpito il nostro Paese.
Il sindaco Fontana che, spesso, ama protestare contro “Roma ladrona” come giustifica il vero e proprio salasso cui ASPEM S.P.A. sottopone molte imprese varesine?
L’ingresso di ASPEM S.P.A. nel gruppo A2A, avvenuto il 15 gennaio 2009, non avrebbe dovuto garantire, tra le altre cose, anche per quanto riguarda le utenze non domestiche, tariffe più in linea con quelle del resto della Lombardia?
Per quanto mi riguarda, su questo delicato argomento, nella mia qualità di vicepresidente, ho ritenuto opportuno chiedere la convocazione di una seduta della competente Commissione Affari Generali, che avrà luogo il 4 aprile, alle 18.30, presso la sala Giunta di palazzo Estense, con audizione di ASPEM S.P.A.
Ritengo, infatti, che sia dovere del Comune di Varese fare trasparenza sulle proprie scelte, cercando di trovare delle soluzioni concrete per rimediare a quella che sembra una vera e propria ingiustizia».
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