Tasse e frontalieri, nessun accordo bilaterale con la Svizzera
Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha chiuso ogni tipo di ipotesi di accordi con Berna: “Devono essere gestiti dall’Unione Europea per un efficace lotta all’evasione fiscale”. Intanto i ticinesi bloccano i ristorni ai comuni di confine anche per quest’anno
Nessun accordo bilaterale con la Svizzera. Venerdì pomeriggio, poco dopo la fine dei lavori del Consiglio europeo di Bruxelles, il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti ha chiuso ogni tipo di ipotesi di accordi bilaterali in materia di doppia imposizione fiscale con Berna, gli accordi devono essere gestiti dall’UE. Italia e Svizzera non sigleranno un accordo bilaterale perché il varesino Monti ritiene necessaria un’azione collegiale per promuovere una efficace lotta all’evasione fiscale.
La notizia, scontata per chi conosce il rigore del "Monti pensiero", ha invece turbato gli animi dei politici svizzeri presi in contropiede dopo trionfalistici annunci, anche scritti, di soluzione in vista con gli italiani. Ma il fatto che desta maggiori preoccupazioni è che la decisione espressa a Bruxelles ieri ha ripercussioni anche sui territori di confine e turba molto di più il sonno dei sindaci italiani perché nella vicenda internazionale entra anche il blocco dei ristorni dei frontalieri per volontà di una decisone presa dai ticinesi.
Il Governo del cantone che ha praticato il blocco di metà delle imposte dovute all’Italia lo scorso anno lo aveva detto da subito: blocchiamo i soldi destinati ai Comuni di confine fino a quando non ci sarà una trattativa seria con l’Italia. Le richieste sono la cancellazione della Svizzera dalla black list, la revisione della percentuale di ristorno destinata ai Comuni italiani da ritoccare al ribasso, un accordo di doppia imposizione fiscale che tuteli il segreto bancario con uno scambio di dati fiscali "limitato".
Le parole di Monti al Consiglio europeo non lasciano dubbi sulle intenzioni del ministro dell’economia italiano ad interim: «L’Italia – ha detto il professore secondo quanto riferito dalle agenzie – non intende per ora sottoscrivere accordi bilaterali con la Svizzera sul tema fiscale ma aspetta l’esame da parte della Commissione europea di casi di stati membri che hanno fatto accordi bilaterali».
Molti collegano, come ha fatto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, le necessarie azioni che Paesi come la Grecia sono costretti a fare, alla forte necessità che, tra queste azioni, ci sia un vigoroso contrasto all’evasione fiscale. «Un contrasto – ha concluso Monti – che per essere efficace richiede una maggiore unità di sforzi dell’Unione, anche per quanto riguarda Paesi come la Svizzera».
Gli Stati membri che già hanno sottoscritto accordi per conto loro, bilaterali tra loro e la Svizzera senza l’avvallo dell’UE, sono Germania e Gran Bretagna, Paesi che hanno sottoscritto il famoso accordo Rubik. Nel bel mezzo di queste vicende legate a grandi economie di Stati ci sono i piccoli Comuni con il loro esercito di frontalieri. Le cifre in questione sono irrisorie rispetto alla portata degli accordi internazionali ma con i soldi dei ristorni i Comuni ammortizzano i già magri bilanci.
Penalizzati due volte, da un Governo italiano impegnato a tagliare e da un cantone di frontiera che non riversa ciò che loro ed un Accordo internazionale ritengono dovuto, ovvero la metà dei ristorni dell’anno 2010 bloccati lo scorso anno. A proposito di questo accordo la Lega dei ticinesi, attraverso i suoi mezzi di informazione ha fatto sapere che saranno bloccati anche quelli del corrente anno. I molti proclama fatti dai politici provinciali, regionali e nazionali circa la soluzione di questo problema non sono serviti a nulla se non a generare illusioni e speranze nei sindaci dei Comuni interessati che, a questo punto, attendono di sapere cosa faranno i loro rappresentanti in tutte le sedi istituzionali.
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