Ivan deluso: “Sul Mortirolo ho capito il verdetto”

Il cassanese ammette che fin dalla penultima salita si è reso conto di non essere al meglio. "Ora provo a finire bene, ma il quinto posto non mi gratifica"

Dall’inviato – L’albergo che ospita gli spogliatoi dei corridori subito dopo la tappa, al Passo dello Stelvio, si trova a poche decine di metri dalla linea d’arrivo che Ivan Basso ha tagliato per decimo, un risultato che ha messo fine alle velleità del varesino partito dalla Danimarca con l’obiettivo di vincere per la terza volta il Giro d’Italia.
Niente da fare, e lo sa anche il diretto interessato che dopo una doccia ristoratrice indossa la tuta e le consuete protezioni antifreddo (foto a lato) prima di presentarsi davanti ai giornalisti e raccontare la sua gara. «Non chiedetemi un bilancio del Giro perché c’è ancora una cronometro da correre – esordisce il campione di Cassano Magnago – ma è chiaro che la mia giornata di oggi è stata negativa, diversa da come ci aspettavamo. Ne posso solo prendere atto e aggiungo i complimenti a chi è andato più forte di me». I segnali non positivi sono arrivati presto: «Già dal Mortirolo ho capito che non ero al top, e allora ho cercato di rimanere nel gruppo dei migliori, come sono riuscito a fare sino agli ultimi chilometri. Ora vorrei concludere al meglio, visto che sono comunque quinto in classifica; non è ovviamente una posizione che mi gratifica ma, come ho detto, ci sono corridori che sono andati meglio di me».
Quando gli viene chiesto un pronostico sul vincitore finale, Basso non si sbilancia: «Non ne faccio, perché in queste cose non sono molto bravo. Di sicuro c’è che il Giro è ancora molto aperto e oggi è rientrato alla grande anche De Gendt con un’azione di prepotenza».

Il vincitore di giornata sprizza ovvia felicità da tutti i pori: «Sono veramente molto contento di essere riuscito a vincere su una montagna mitica come lo Stelvio dove hanno trionfato tutti i più forti corridori della storia. Spero sia anche un buon segno per il mio futuro nelle corse a tappe e spero di salire sul podio domani, visto che ora sono al quarto posto». Sulla tattica tenuta in gara, De Gendt spiega: «Il mio unico pensiero era di iniziare la salita finale con un vantaggio tale da conservare l’ottavo posto in classifica e solo quando mi sono trovato con 3′ di vantaggio e con Cunego a oltre 1′ ho iniziato a pensare alla vittoria di tappa. Non alla maglia rosa però, perché sapevo che nel finale il vantaggio sarebbe calato».

La maglia è così rimasta sulle spalle di Joaquim Rodriguez che spiega: «Oggi non abbiamo lavorato perché volevo che Hesjedal mettesse la sua squadra sotto sforzo. Credo che abbia faticato molto ma abbia comunque fatto una buona tappa. Domani dovrò perdere meno tempo possibile ma anche sperare nel miracolo per vincere un Giro a cui tengo molto e per cui ho faticato tanto fino a qui. Ora però la pressione è su Hesjedal che anche oggi ha corso come se avesse la maglia rosa; resta l’ultima cronometro che secondo il mio preparatore Webber sarà meno insidiosa della prima. Ci sono tante curve, potrebbe essere più adatta alle mie caratteristiche». Dall’iberico della Katusha anche una “carezza” ai corridori italiani: «Io credo che anche loro abbiano corso un bellissimo Giro e penso che Scarponi meriti il podio di Milano».

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Pubblicato il 26 Maggio 2012
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