Caravate riscopre i suoni del suo “maestoso organo”

Domenica 24 un concerto festeggia il termine dei restauri dell'antico "Franzetti". Il maestro Marco Cadario ci racconta dettagli e segreti di uno strumento unico

(d. f.) La Provincia di Varese ospita gioielli che troppo spesso rimangono sconosciuti o quasi. Eppure hanno alle spalle una storia lunga e prestigiosa, sono espressione della laboriosità e della fantasia delle nostre popolazioni e meritano di essere riportati alla ribalta. È il caso dell’antico organo "Franzetti" di Caravate che domenica 24 tornerà a far sentire le sue note, come le avevano ascoltate gli abitanti del paese 163 anni fa quando lo strumento venne inaugurato. Per raccontarvi la vicenda dell’organo abbiamo interpellato il maestro Marco Cadario (foto a lato), colui che più di tutti conosce i segreti di questo imponente strumento e che ha seguito passo passo i lavori di restauro. Caravatese, 38 anni, Cadario è uno dei più apprezzati e importanti musicisti del Varesotto, vanta esibizioni e collaborazioni di altissimo livello e dirige con successo il portale specializzato www.classicaonline.com.

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L’antico organo di Caravate 4 di 7

Dopo tre anni di restauri, torna all’attività un importantissimo organo storico della Provincia di Varese, costruito dalla bottega organara "Franzetti" che lo terminò nel 1849 per la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista in Caravate.
Unanimemente riconosciuto come l’opera più pregiata del Franzetti l’organo è situato in cantoria lignea, sopra l’ingresso della chiesa. Si presenta racchiuso in una cassa "a muro" verniciata con tinta a smalto chiara e col fronte suddiviso in 5 specchiature con arco a tutto tondo. Il prospetto presenta tre ordini inferiori con 36 canne e due ordini superiori con 14 canne. La cassa è arricchita con lesene di gusto neoclassico.
In un documento conservato nell’Archivio Storico del Comune di Caravate e risalente all’anno 1852 si parla del “…grandioso organo di questa Parr.le eretto nel 1849 con private oblazioni…” e si tratta effettivamente di un “grandioso organo”: quasi un secolo e mezzo dopo, in un’opera fondamentale per la storiografia organara lombarda e italiana (“La tradizione organara nel territorio Varesino”, Nicolini Editore 1987), Mario Manzin così scrive, parlando dell’autore dell’organo caravatese, Giovanni Franzetti tra l’altro originario di Gemonio: “Sullo scadere della prima metà del secolo ha la soddisfazione di vedersi chiamato nella parrocchiale SS. Giovanni Battista e Maurizio di Caravate dove colloca un maestoso strumento a due tastiere, forse la sua opera maggiore” e più oltre “vuole lasciare alle porte di casa un documento di capacità costruttiva: e ci riesce.”
In successivi documenti è citato il primo restauro di questo strumento affidato nel 1863 a Giacomo Mascioni, l’organaro di Cuvio (1811-1896) iniziatore di quella dinastia organara che è da considerarsi la più antica d’Europa in attività. Il collaudo, a lavoro ultimato, fu effettuato il 7 giugno 1863 da Gerolamo Bassani, di Laveno, che nella relazione finale lo giudica ottimo e poi “…ben pulito e ben riordinato”.
Nonostante alcuni successivi interventi (ultimo quello del 1927 da parte di mano anonima) l’organo caravatese giunge ai nostri giorni provato dall’inclemenza del tempo. La situazione dello strumento prima del restauro è indubbiamente grave: l’organo è approssimativamente suonante, ma presenta stonature, scordature, irregolarità di suono e di risposta nelle trasmissioni. Le tastiere si presentano con grande gioco tra i tasti che provoca sovente accavallamenti o blocchi dei medesimi. Vi sono diverse canne ed interi registri mancanti, trasformazioni perlopiù riduttive avvenute nel corso dell’esistenza dello strumento. L’età ha esaurito in generale le parti in pelle e buona parte dei legni sono attaccati fortemente dai parassiti; gli elementi di metallo sono molto ossidati e contorti da interventi di manutenzione veloci ed approssimativi.
Per evitare dunque la totale scomparsa di questo patrimonio si costituisce il comitato "Pro organo Franzetti" che si occupa dell’ organizzazione del restauro, affidato nel 2009 alla "Bottega Organaria Dall’Orto & Lanzini". I lavori sono stati finanziati con il contributo della C.E.I., del Comune di Caravate, delle associazioni caravatesi e delle zone limitrofe e della popolazione. Il restauro è iniziato il 9 febbraio 2009 e si è concluso il 24 gennaio 2012. Durante i tre anni di laborioso restauro si sono voluti filologicamente ricostruire oltre ai registri asportati nel XX secolo, anche le caratteristiche che lo contraddistinguono da tutti gli altri strumenti della provincia di Varese e forse anche al di fuori: il registro dei Campanelli, ma soprattutto la cosiddetta "Banda", una combinazione di Grancassa e Piatti tanto cara agli autori per organo italiano del XIX secolo ed in particolare a Padre Davide da Bergamo. Queste caratteristiche permettono dunque di riproporre nel modo più filologico possibile tutto quel repertorio organistico ottocentesco che, senza tali registri d’effetto, perderebbe molto del suo caratteristico "sapore".
Proprio con tale idea ho steso il programma del concerto di inaugurazione che si terrà domenica 24 giugno alle 21 in occasione del Santo Patrono di Caravate; sarà sicuramente un’emozione poter offrire al pubblico con le mie esecuzioni quei suoni e quella magnificenza che emozionarono i Caravatesi del secolo XIX tanto legati al loro "grandioso organo" così fortemente voluto nel lontano 1849.

Sul canale YouTube del Coro San Giovanni Battista si possono vedere i filmati di diverse fasi del restauro. Qui invece la pagina dedicata sul sito Classicaonline.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Giugno 2012
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