Un Giro d’Italia lungo cinque mesi, sulle strade sterrate

Davide Mancini, di Gallarate, è arrivato settimo nella classifica finale del Giro d'Italia D'Epoca: in sella ad una bici anni Settanta, in maglia di lana, ha girato mezza Italia nelle dieci tappe

C’è un ciclista in maglia di lana giallo-blu e bici Gimondi, che compare all’orizzonte seguito da una Vespa e inseguito da un corridore in maglia blu della "Nuova Baggio" e da uno della "Philco": una gara di ciclismo degli Anni Settanta? No, è una delle prove del Giro d’Italia D’Epoca: il ciclista in maglia giallo-blu si chiama Davide Mancini, è di Gallarate, ed è probabilmente l’unico varesotto ad aver concluso il Giro 2012. «Le ho fatte tutte. Ma non risulto alla Canavesana, perché avevo fatto un errore nell’iscrizione a quella tappa» racconta Davide, che gli amici chiamano "il Mancio". «Alla fine sono arrivato settimo nella classifica generale, un’emozione essere premiato da Moser a Gaiole in Chianti».

Dalle colline del Parmense a quelle di Ovada, dagli Appennini dietro Finale Ligure alle Alpi bellunesi, Davide ne ha fatta di strada. Il ciclismo d’epoca è un fenomeno in crescita, in Italia: è nato con l’Eroica nel 1997 – che oggi è fuori dal Giro, perché iscriversi in tempo è molto difficole – ed è cresciuto con tante gare diverse in giro per l’Italia (non tutte nel circuito del Giro), spesso dedicate ai campioni del passato, ognuna con una sua particolarità. Si va a Vittorio Veneto per il grande Ottavio Bottecchia, ma anche nel paesino di Molare vicino ad Alessandria per la Campionissima dedicata ad Antonio Negrini gregario di Binda. C’è l’Epica a Piacenza e la Mitica di Castellania, paese di Fausto Coppi, quest’anno al debutto. E ancora la Carrareccia giù a Viterbo e La Polverosa, lunghissima, sulle colline del Parmense (nella foto a destra). C’è la Storica, che ad aprile apre i giochi, e la "Strade Bianche di Romagna" vicino a Imola.

«Quella che mi è piaciuta di più? La K2 a Udine, in generale per l’organizzazione, il clima, il grande gruppo, le auto e le moto d’epoca che seguivano i partecipanti». La più dura? «La Polverosa a Parma. Anche La Storica era molto dura, ma nonostante il dislivello non ero mai sceso di sella». Ognuno affronta queste gare con spirito diverso: c’è chi spinge comunque al massimo, chi sceglie il percorso più lungo per mettersi alla prova, chi pedala tranquillo tra un rifornimento e l’altro, chi si diverte a viaggiare su veri reperti da museo, bici anni Dieci che pesano quindici chili o – peggio – bici dell’Esercito Svizzero, indistruttibili ma pesantissime. Davide Mancini ha pedalato quasi sempre su «una Chiorda modello Gimondi del 1972», solo alla Storica ha usato una bici artigianale Capodivento del 1976. La coerenza storica di bici e abbigliamento entra anche nella classifica, insieme al numero di prove completate e al numero di chilometri totali. "Costruire" un ciclista d’epoca è una passione divertente, che ognuno interpreta a suo modo: c’è chi acquista su ebay, chi aggiunge un pezzo alla volta, chi ama recuperare maglie delle squadre del proprio paese o città. In gara si mangiano banane e panini al salame, si beve acqua di fontanella. È un modo per riscoprire le radici del ciclismo, la fatica di uno sport popolare che negli ultimi anni ha virato spesso verso il tecnicismo esasperato, anche a livello amatoriale. 

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Pubblicato il 09 Ottobre 2012
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