A Michele Cucuzza il premio “Falcone e Borsellino”
Con il giornalista, alla cerimonia di premiazione, anche il procuratore Alfredo Morvillo: «Tocca ai politici aiutarci a combattere la mafia, con i fatti e non con le parole»
Il giornalista Michele Cucuzza ha ricevuto ieri il "Premio Speciale Falcone e Borsellino" dell’università Liuc di Castellanza. Il celebre conduttore televisivo ha partecipato a un incontro a Villa Recalcati organizzato nell’ambito delle iniziative del Premio Chiara Festival del Racconto. Il riconoscimento è stato assegnato per la sua attività di "giornalismo d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata di stampo mafioso e non, e per aver diretto il meeting antimafia "Legalitalia", promosso dalla fondazione Scopelliti e dal movimento giovanile Ammazzateci tutti". «Vedere il mio nome accostato a quello di grandi protagonisti della lotta alla mafia mi rende molto onorato e mi dà grande gioia – ha commentato Cucuzza -. La Sicilia è la terra da cui provengo e dove ho mosso i primi passi nel giornalismo. Ho seguito diverse vicende di cronaca legate alla mafia durante la mia carriera ed ero presente, per gli speciali del Tg2, nei luoghi delle stragi di via Capaci e via D’Amelio. La mia carriera ha poi preso strade diverse ma il chiodo fisso della sensibilizzazione sui temi della legalità mi è sempre rimasto». Insieme a Michele Cucuzza, alla cerimonia di premiazione, erano presenti ache Alfredo Bassioni, direttore dell’Istituto giuridico di ricerca comparata di Pontremoli, Mario Zanchetti ordinario di diritto penale della Scuola di Diritto della Liuc di Castellanza e il procuratore Alfredo Morvillo che ha ribadito il lungo cammino che è ancora da fare per contrastare il potere della criminalità organizzata: «La forza della mafia – ha sottolineato – non è quella che si vede nei film, non è più lupara e coppola. Oggi la risorsa vera su cui si basa, il “capitale sociale” della mafia, è costituito dalle relazioni esterne. Solo grazie a queste relazioni la mafia si può infiltrare nell’economia e nelle istituzioni. È su questo campo che occorre lavorare per trovare misure e soluzioni. Fino a quando i nostri politici non troveranno la forza di portare avanti una linea di intransigenza, fatta di azioni e non di parole, su questo problema noi continueremo a dire “speriamo che il prossimo anno vada meglio”».
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