Coldiretti, la bacchetta gelida di Morgana preoccupa i floricoltori

Preoccupata la Coldiretti per l'arrivo della perturbazione: il caro gasolio mette in crisi il riscaldamento delle serre

brina fotoPotrebbe essere una delle prime “prove di forza” del gelo invernale del nuovo anno il ciclone “Morgana” che, in questi giorni, sosta sulla nostra penisola e, in particolare, sul NordOvest del Paese: ed anche in provincia di Varese è allarme gelo per fiori, verdure e ortaggi invernali coltivati all’aperto, che sono particolarmente vulnerabili all’abbassamento rapido delle temperature.

Il clone mediterraneo Morgana arriverà dunque a toccare le prealpi alimentato dall’aria gelida polare proveniente dalla Russia: a rischio – sottolinea la Coldiretti Varese – ci sono soprattutto coltivazioni come cavoli, verze, cicorie, carciofi, radicchio e broccoli ma a preoccupare sono anche gli effetti sulle piante da frutto le cui gemme sono state risvegliate dall’insolito caldo primaverile fuori stagione a cavallo della fine del 2012.

“A preoccupare le campagne – sottolinea il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori – è anche l’aumento dei costi necessari per garantire il riscaldamento delle serre di ortaggi e fiori. L’improvviso abbassamento della temperatura conferma un andamento climatico anomalo con eventi estremi che nel 2012, a causa del gelo invernale, della siccità estiva e dei nubifragi autunnali, ha provocato danni stimati per l’agroalimentare italiano pari a 3 miliardi di euro”.

Il problema dei costi di produzione preoccupa ormai da mesi le imprese del territorio: secondo un’analisi di Coldiretti, per arare un terreno di otto ettari (la superficie media aziendale secondo l’Istat) un agricoltore spende oggi circa 160 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Per trebbiare o spandere il letame l’aggravio di costi è stimato in oltre 100 euro.

Aggiunge il direttore provinciale Francesco Renzoni: “Quello del caro gasolio è un problema reale e i produttori agricoli stanno cercando fonti alternative, quantomeno per il riscaldamento delle serre: in particolare, tra i floricoltori, si stanno diffondendo sempre più le caldaie a pellet, ma va da sé che anche la scelta di cambiare sistema di riscaldamento comporta costi notevoli per le imprese”.

Gli alti costi del riscaldamento interessano, più in generale, tutti i cittadini: nella provincia prealpina – in particolare nella fascia collinare e montana – si registra un massiccio ritorno al riscaldamento a legna: una dimostrazione evidente del ritorno di forme di riscaldamento che sembravano dimenticate dovuto – conclude Coldiretti Varese – al crescente interesse verso questa forma di energia che e diventata competitiva dal punto di vista economico oltre a essere più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Una tendenza dovuta in parte alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi, ma anche ad una forte domanda di tecnologie più innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets dove l’industria italiana soddisfa oltre il 90%delle domanda sul mercato interno mentre destina quasi un terzo della produzione nazionale alle esportazioni.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 14 Gennaio 2013
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