L’Otello di Gaslini compie quindici anni
La jazz-opera del maestro milanese su etichetta Soul Note nel 1997
Quindici anni fa, nel 1997, Giorgio Gaslini e Vittorio Franchini – il primo, grande Maestro del Novecento musicale e di questo secolo in corso; il secondo, critico del Corriere Della Sera e affabulatore di parole – registravano “Mister O” per l’etichetta Soul Note. Mutazione sonoro-linguistica dell’Otello di William Shakespeare. In realtà, metamorfosi al quadrato di quell’Otello con il quale Giuseppe Verdi – la composizione avvenne tra il 1884 e il 1886 – anticipò il verismo (e, per alcuni, la musica concreta elaborata nel 1948 dal francese Pierre Schaeffer) e il librettista Arrigo Boito incendiò la sua anima di scapigliato lombardo. L’opera di Gaslini (musiche) e Franchini (testi) condivide, con la visione verdiana, il racconto – seppur nei tempi nostri – della complessità dei rapporti umani, dei loro equilibri precari, dello spingersi al limite sino ad arrivare ad immergersi, e contagiare, l’ambiente, le istituzioni, la società circostanti. Ed è sempre di Verdi il concetto posto alla base dell’esperimento della coppia Gaslini – Franchini: «Copiare il vero può essere una buona cosa, ma inventare il vero è meglio, molto meglio».
La narrazione si fa compiuta sin dai primi accordi della “jazz opera”: ambientazione al club New Village di una cittadina americana di provincia, con Otello candidato in politica e che promette «libertà, lotta alla violenza, poche tasse, più assistenza».
Nulla di nuovo e nulla di vecchio. Desdemona è Des, cantante jazz. La filigrana sociologica si muove tra morale, religione e simbolismo nella contrapposizione tra bianco e nero, Paradiso e Inferno, Bene e Male. Con il guizzo artistico di raccontare un dramma attraverso l’ironia di Italo Calvino: i tre giovani rappers dal linguaggio a dir poco “fiorito” e un’orchestra che Gaslini doma come un destriero che desidera la corsa. Sergei Prokofiev fa capolino nel gioco di affidare il carattere di ciascun personaggio ad uno strumento particolare, un po’ come accade in “Pierino e il lupo”. Così Otello ha il suo doppio nel sax tenore e Des nel sax soprano, Jago nella tromba e Cassio nel sax contralto. Per il resto è un saliscendi di tensione: la dolcezza di Des, l’irruenza di Otello, la voce marcata di Bernardo Lanzetti in Jago. Due tempi appesi ad un filo, pronto ad essere tagliato da una musica che genera il Cosmo: la tradizione delle big-band, le asprigne commistioni della contemporanea, il musical colto di Leonard Bernstein, le architetture ritmiche che vanno ad attaccare la rotondità della lingua italiana.
Un’opera di insolita efficacia nel suo voler essere detentrice del passato e madre del futuro.
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