Si travestiva da Babbo Natale, in manette lo zio pedofilo

I fatti contestati risalgono al 2011 e al 2003. L'uomo, zio acquisito di due minori, le violentava dopo averle attirate a casa sua con travestimenti natalizi o da clown

Era lo zio che si travestiva da babbo natale, da befana o da clown ma dietro quelle maschere rassicuranti si celava la sua tendenza pedofila. Un uomo incensurato del ’40, residente nell’area di Busto Arsizio, è finito in manette in seguito ad un’accurata indagine della squadra mobile della Questura di Varese per il reato di violenza sessuale nei confronti di due minorenni di 12 e 14 anni, nipoti acquisite e non legate da vincoli di parentela tra di loro. 

L’esito dell’attività di indagine ha consentito di assicurare alla giustizia un uomo che, privo di qualsivoglia scrupolo, ha approfittato delle due minori. L’importante risultato è stato conseguito grazie alla collaborazione dei genitori di una delle giovanissime vittime, i quali, non appena avuto il sospetto degli abusi, non hanno esitato a sporgere denuncia e ad impedire alla figlia di frequentare la casa ove si sono verificati i fatti. Le difficoltà maggiori, per gli investigatori, sono emerse nel momento in cui, per trovare riscontri a quanto denunciato e per contestualizzare con precisione i fatti di reato, si è dovuto analizzare e sondare il contesto familiare, particolarmente numeroso.

L’uomo che avrebbe abusato delle due giovani le invitava con frequenza a casa sua, soprattutto nei periodi di festa e con la scusa di aver organizzato momenti giocosi che, poi, si rivelavano per quello che erano: scuse per poter abusare di loro lontano da occhi indiscreti. Per allettarle usava travestirsi all’occorrenza da babbo natale, befana o da pagliaccio. La denuncia dei genitori riguarda fatti risalenti all’estate del 2011 ai danni di una delle due minori e grazie a questo primo passo ha permesso agli investigatori di risalire a fatti analoghi commessi negli anni addietro e del medesimo tenore, ma ai danni della seconda minorenne, risalenti al 2003 e mai confessati prima.  Le due ragazze, facendosi forza reciprocamente e con il sostegno dei familiari, hanno trovato il coraggio di rivelare l’accaduto e di contribuire, così, a porre fine ad un crimine odioso commesso all’interno delle pareti domestiche.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 07 Gennaio 2013
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