Quando Cage ruppe il silenzio
Sessanta anni fa, il compositore statunitense presentò 4’33”, nessuno suona e tutti ascoltano, producono, lasciano la loro, personalissima “musica” sul Pianeta per dire basta alla musica da concerto
«Tacet!»: su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. Nel 1952, con 4’33”, John Cage fa della musica un circolo chiuso. Le sue posizioni artistiche – che qualcuno considera come un’espressione raffinata della morte dell’arte, mentre altri le citano come avanguardia assoluta – rappresentano una deriva oltranzista.
Sessanta anni fa nasce 4’33”: lavoro concettuale, filosofico, esistenziale eppure famoso. Con quest’opera, Cage apre una falla nelle certezze del mondo: quando inizia il concerto? Potrebbe essere la domanda, plausibile, del pubblico. Inizia con la sua fine: è qui che la vera musica, quella che ci circonda quotidianamente senza direttori o interpreti, si fa grande. L’artista di fronte al piano vive del suo stesso gesto: apre il coperchio e lo rinchiude subito dopo per poi ripetere il rito all’inizio e alla fine dei tre movimenti di 4’33”. Quanto di più naturale l’uomo possa ascoltare: in quel silenzio è il mondo a far sentire le sue voci. L’idea comune di un silenzio vero, totale, coprente è errata. Il rumore, piuttosto, è ciò che abita le nostre vite. Il rumore che si genera quando la musica da concerto cessa.
In 4’33”, nessuno suona e tutti ascoltano, producono, lasciano la loro, personalissima “musica” sul Pianeta. Il vento, la pioggia, le chiacchiere, i passi, il ronzio di un insetto, un tuono, i bicchieri posati su di un tavolo: ciò che accade con naturalezza e’ il suono che fa di 4’.33” un pezzo mai uguale a se stesso e, dunque, mai riproducibile. Ciò che per gli uomini comuni è provocazione, per Cage rappresenta un passo in avanti verso la conquista della libertà. Ma ad un patto: che la musica si affranchi dagli affetti e imponga il suo essere oggetto e processo. Magari, come scrive Eugenio Trìas, su «quel foglio bianco della sonorità fatta scorrere sullo scivolo del tempo».
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