“Mia nonna trattata in ospedale senza riguardo”

La denuncia di una lettrice, che porta accuse molto dure, ci ha spinto a chiedere una verifica. L'ospedale ha avviato una verifica anche sulle cartelle cliniche e contesta la ricostruzione: "I fatti non corrispondono al vero"

Una lettrice di VareseNews ha inviato alcuni giorni fa una lettera molto dura sull’ospedale di Gallarate, dopo il ricovero di una parente. Di fronte ad alcuni riferimenti precisi ad episodi e comportamenti denunciati dalla lettrice, abbiamo atteso prima di pubblicare la lettera e abbiamo chiesto una risposta all’Azienda Ospedaliera Sant’Antonio Abate, che ha verificato il periodo di ricovero della paziente, anche attraverso la documentazione e il personale. Pubblichiamo dunque la lettera e la successiva risposta dell’Ospedale, per dare una visione complessiva della questione


Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare… dove? Nel reparto di medicina dell’Ospedale di Gallarate.

Purtroppo mia nonna a marzo è stata ricoverata per delle cadute, durante il ricovero ho assistito a delle cose da far rabbrividire, gente che stava morendo senza essere messa in intimità da un paravento, medici arroganti e inumani che per fermarli a chiedere come stava il malato ti rispondevano di levarsi dalle scatole, che loro non hanno tempo, infermiere/i che trattano i pazienti come se fosse carne da macello senza riguardo e senza pudore, quando si suona il campanello per cambiare la flebo e altro passano almeno 2 ore, tutto questo motivando che sono persone anziane e non è che si può fare molto…
Io personalmente ho dovuto far intervenire le autorità di polizia per far si che venissero in camera a visitare mia nonna, dal momento in cui stava andando in coma e nessuno aveva avuto la decenza dopo numerose richieste di venirla a valutare.
Dopo questo ricovero mia nonna si è allettata e dopo un peggioramento il 118 l’ha riportata a gallarate nel mese di agosto dove l’hanno lasciata per 4 giorni senza materasso antidecubito provocandole una piaga di 15 cm nella zona lombare, da premettere che grazie all’infermiera dell’ADI eravamo riusciti a mantenere sempre la pelle morbida senza mai una lacerazione, sono bastati solo 4 giorni a provocargli tutto questo con conseguente infezione e da lì tutto ciò che ne deriva.
Il 1 settembre dopo antibiotici potenti e continui antipiretici mia nonna stava andando in setticemia, ma il giorno prima, per il chirurgo del pronto soccorso di Gallarate la ferita non era poi male, si poteva curare a domicilio.
Dopo aver litigato con il 118 siamo riusciti a convincerli a portarla a Busto Arsizio, credetemi un’altro pianeta, indipendentemente dallo stato di salute della nonna che comunque migliora, il reparto funziona e bene, il personale infermieristico è disponibile e gentile sia con i degenti che con i parenti, la pulizia nel reparto è ottima e i medici sono molto educati e scrupolosi, in particolare la dr.ssa Nardo che ha in cura mia nonna, è veramente una persona fantastica sempre pronta a rispondere alle domande con tranquillità e soprattutto rende partecipi i parenti delle cure e terapie praticate dal degente.
Io credo che le cose vadano dette per ciò che sono, c’è sempre tanta paura ad esprimere i propri pensieri e così si rischia solo che le cose continuino a peggiorare.

Claudia Melchiorri

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La risposta dell’Azienda Ospedaliera:

 A fronte della lettera, questa Direzione ha effettuato una indagine interna. A quanto risulta, sia dalla ricostruzione degli eventi sia dalla documentazione clinica agli atti,  i fatti descritti non trovano oggettivo riscontro. A partire dall’intervento delle Forze dell’Ordine che effettivamente sono state chiamate dall’interessata ma che, verificata la situazione, non  hanno ritenuto di fare e richiedere azioni diverse da quelle già in atto nel reparto.
L’impegno professionale di tutti gli operatori della nostra Azienda è mirato alla cura degli ammalati e al miglioramento della qualità dei servizi. Ciò anche attraverso l’ascolto dei pazienti, dei famigliari e dei cittadini. Fondamentale resta comunque il reciproco rispetto. Coloro che si rivolgono ai nostri Ospedali  possono anche riscontrare lacune per le quali è doverosa una puntuale segnalazione, ma sempre con spirito costruttivo e collaborativo.
A fronte di missive, come quella in oggetto, dai contenuti lesivi dell’immagine dell’Ospedale e degli operatori, l’Azienda si riserva di promuovere eventuali azioni nelle opportune sedi a propria tutela e di quanti vi lavorano.

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Pubblicato il 16 Settembre 2013
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