Una rete anti violenza per rompere il muro del silenzio
Un servizio di supporto per le donne vittime di minacce e maltrattamenti. L'iniziativa parte da Varese e vede collaborare associazioni, istituzioni e forze dell'ordine
In Lombardia viene uccisa una donna ogni due giorni. Un dato inquietante che l’assessore regionale Paola Bulbarelli ha sottolineato in occasione della presentazione della nuova "rete interistituzionale contro la violenza sulle donne" di Varese. «Non stiamo parlando di un’emergenza come l’hanno definita molti giornali – ha aggiunto -. La violenza sulle donne va affrontata perché è un fatto strutturale». La situazione nella nostra regione è tra le peggiori d’Italia: «La Lombardia è al terzo posto, dopo Campania ed Emilia per il numero di casi di femminicidio. Sappiamo inoltre che il 70 per cento delle donne uccise aveva precedentemente denunciato delle violenze e che nell’80 per cento dei casi le violenze nascono in famiglia. Dobbiamo avere il coraggio di prendere in mano la situzione per lavorare insieme e trovare delle risposte. La Lombardia dovrebbe avere circa duecento centri antiviolenza, invece ne abbiamo soltanto 16, il lavoro da fare è ancora molto». È per questo che la Regione ha appoggiato il protocollo d’intesa che a Varese vedrà collaborare una serie di associazioni, le istituzioni e le forze dell’ordine. La proposta è nata dalla consigliera comunale Luisa Oprandi e dall’Eos, realtà che si occupa dell’assistenza a persone maltrattate ma, come ha ricordato il sindaco Attilio Fontana, il tavolo è aperto ad ogni organizzazione che vorrà partecipare. L’obiettivo è quello di garantire un servizio capillare e coordinato per aiutare chi è vittima di violenza ad uscire dal silenzio.
«Le donne che si trovano in queste situazioni, spesso pensano di essere in grado di gestire il problema – ha spiegato il Questore di Varese, Francesco Messina -. Credono di poter riconquistare il proprio uomo o di cambiarlo, ma questo non accade. Nella mia esperienza, come capo della mobile a Milano, ho visto molti casi degenerati nel peggiore dei modi. Le liti in famiglia sono spesso l’inizio di un ciclo di violenza che porta all’omicidio. Per questo la via del dialogo e del contatto con le associazioni è la migliore per far emergere le problematiche e sostenere chi non sa come reagire». «L’obiettivo della rete è quello di trovare un momento di sintesi tra le varie realtà che si muovono su questo tema – ha aggiunto il prefetto Giorgio Zanzi -. Vogliamo creare un soggetto coordinato, anche per riuscire ad ottimizzare le risorse sul campo. Ci auguriamo che il progetto possa al più presto diventare operativo».
Sono intervenuti alla presentazione il sindaco Attilio Fontana con l’assessore comunale a Famiglia e Persona Enrico Angelini, il prefetto Giorgio Zanzi, l’assessore alla Casa, Housing sociale e Pari opportunità Paola Bulbarelli, il questore Francesco Messina, le promotrici del tavolo Luisa Oprandi, consigliera comunale del Comune di Varese, Camilla Zanzi, presidente Eos Varese e Gabriella Sberviglieri, socia volontaria Eos Varese, il commissario straordinario Asl Piergiorgio Berni, il primario del Pronto Soccorso Francesco Perlasca, la consigliera di parità provinciale Luisa Cortese, la presidente della Fondazione Felicita Morandi Giovanna Scienza. Al tavolo, anche se non presenti oggi, interverranno anche rappresentanti della Provincia, del Tribunale, delle forze dell’ordine e dell’Ufficio scolastico provinciale.
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