Dare un lavoro agli emarginati? “E’ un vantaggio per tutti”

Nonostante la crisi investire nell’inserimento sociale e lavorativo di chi è in condizione di marginalità è un investimento. La cooperativa Sol.Co. che opera in questo ambito dal 1992 ne è convinta e spiega perchè

Lo strumento principe del reinserimento di una persona in marginalità è solamente uno: il lavoro. Avere una occupazione permette a chi ha avuto problemi con la giustizia di provare a ricostruire un’identità, di mantenere o ritrovare la propria dignità, di non fare più la coda ai servizi per chiedere assistenza e, sopratutto, di smettere di delinquere. Portare avanti questo obiettivo, in una situazione come quella di oggi, non è certo facile. Chi si occupa quotidianamente di cercare di sviluppare percorsi di reinserimento sa quanto sia ostico dover superare quello steccato culturale che porta molte persone -spesso loro stesse in condizioni di difficoltà- ad elaborare espressioni del tipo "pensano prima a loro che a noi" oppure "se sono in carcere un motivo ci sarà". 
La cooperativa Sol.Co. è una realtà che lavora in questo campo dal 1992 e nell’ambito del reinserimento delle emarginazioni ha accumulato una notevole esperienza. «Ci piace pensare che ci si possa e debba salvare insieme e perciò noi intanto progettiamo, ci confrontiamo, informiamo delle cose che riusciamo a fare» spiegano gli operatori della Onlus animati «dall’ambizione di trovare soluzioni comuni per far sì che la nostra attenzione alle persone più lontane non diventi motivo di separazione ma di costruzione di legami sociali».
In un momento di forte contrazione delle risorse, di condivisa e feroce crisi dunque cosa fare? «Continuare a testa bassa a progettare insistendo affinchè prendano vita politiche sociali innovative capaci di essere a loro volta politiche attive di lavoro», spiegano da Sol.Co. Ogni progetto elaborato è così animato da un mantra: «L’ente pubblico può essere promotore di inserimento e di lavoro che può stringere e promouvere alleanze con il terzo settore». In questo modo è dunque possibile creare «task-force e collaborazioni dirette, trasversali, inedite per rispondere in modo condiviso all’emergenza». E proprio per questo, per favorire l’accesso «da sempre proponiamo lo snellimento dell’accesso al lavoro con l’affido diretto di alcuni lavori dell’ente pubblico alle cooperative sociali, sul cui buon funzionamento vigili il controllo». Buoni esempi in questa direzione già ci sono stati, anche a Busto. La necessità, però, è quella di aumentare sensibilmente queste opportunità e di estendere la base di accesso. Anche a Roma se ne sono accorti e così «utilizzando strumenti propedeutici all’inserimento lavorativo, quali tirocini e borse lavoro per persone in situazione di marginalità, nascono progetti come OPP.U.RE (Opportunità in rete), finanziati dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio». Questo progetto riesce ad intercettare e accogliere «il bisogno delle persone con problemi di dipendenza, monitorando l’evoluzione del bisogno anche attraverso il contributo dei dati dell’Osservatorio dell’ASL gestito dal Dipartimento Dipendenze». OPP.U.RE promuove dunque interventi di accompagnamento al lavoro, sperimentando percorsi di inserimento «attraverso l’uso del tirocinio e, dove possibile, dell’assunzione presso cooperative e aziende del territorio». La persona è sostenuta e accompagnata individualmente anche a livello “sociale” «con un taglio molto pratico rispetto alle necessità quotidiane». Ma progetti di questo tipo possono aver un buon esito solo se aiutati «dalla rete dei servizi del territorio in quelle situazioni che presentano una situazione particolarmente “recidiva” e fragile, per le quali il lavoro costituisce un ambito di inserimento che può funzionare solo se sostenuto». E per capire quanto sia importante investire in questa direzione basterebbe guardare i tassi di recidiva: un detenuto a cui è stata offerta la possibilità di lavorare durante e sopratutto dopo la sua pena ha una probabilità di tornare a delinquere più che dimezzata rispetto a chi ha scontato l’intera pena in carcere.

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Pubblicato il 03 Dicembre 2013
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