Milano e il declino del suo calcio
I problemi di Milan e Inter preoccupano i tifosi delle due parti. E gli storici patron dovrebbero sfilarsi, per essere ricordati come vincenti
Brillava da lontano, addirittura da orizzonti di altri continenti la Madonnina che sotto il suo Duomo vedeva le due squadre di calcio cittadine alternarsi ai vertici di continenti. Una lunga epopea, durata mezzo secolo, certamente con qualche pausa, ma comunque ricca di onori e riconoscimenti. Con l’arrivo della crisi economica anche le due squadre – il Milan (foto: Seedorf in versione calciatore) e l’lnter – hanno conosciuto il declino e oggi non riescono a riprendersi.
Il presidente del Milan non ha ancora capito che la nobiltà decaduta, quella con le pezze nel sedere, è ben lontana dall’immagine che egli ha dato alla sua squadra; il presidente dei nerazzurri ha preferito invece cedere azioni e comando della squadra, ma sembra lo abbia fatto alla sua maniera, così oggi si teme che il pur simpatico ingrigito micione meneghino abbia trovato una volpe orientale meno astuta del previsto se al primo affare di calcio mercato ha combinato un pasticciaccio. Almeno stando agli ululati e ai ringhi seguiti a una compravendita di calciatori finita "in vacca".
Nel nostro calcio crolla dunque Milano, invece sono in risalita Roma, Napoli e Firenze, ma non avendo le tre città la forza economica necessaria e non essendo ancora competitiva per l’Europa la Juventus, è possibile che l’ora della grande storia calciofila per qualche anno non scocchi più dalle nostre parti. Dove la Juve si è ripresa il primato nazionale e, in assenza di esigenze legate a prospettive industriali di un tempo, gli azionisti del club bianconero oltre a raccogliere notevoli soddisfazioni possono considerare un optional il calcio come tranquillante sociale.
Noi a Varese abbiamo avuto la fortuna di trovare al fianco del nostro sport un mecenate appassionatissimo come Borghi e anni dopo un dirigente generosissimo come Orrigoni, ma oggi ci “difendiamo” ancora bene se valutiamo la dimensione e le difficoltà del territorio. E noi abbiamo accettato un declino che era inevitabile. A Milano invece ne soffrono terribilmente, ma non deve essere un pretesto per poter andare oltre nella contestazione dei loro leader. Ai quali converrebbe passare la mano. Sarebbe il modo migliore per essere ricordati solo come presidenti delle vittorie.
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