Nel futuro dell’ippodromo c’è una nuova cordata di imprenditori

Sono pronti a subentrare con una nuova società a Guido Borghi e alla Svicc. Ci sarebbe anche un interessamento della Trenno che gestisce l'ippodromo di San Siro. Il vice sindaco Baroni si è detto pronto a una mediazione politica

Ippodromo

Il destino dell’ippodromo delle Bettole potrebbe essere arrivato ad una svolta. Una nuova cordata di imprenditori, locali e nazionali, è infatti pronta a subentrare alla Svicc spa (Società varesina incremento corse cavalli) presieduta da Guido Borghi che ha la convenzione con il Comune di Varese per la gestione dell’impianto fino al 2025.
La svolta è emersa al termine della  tavola rotonda a Villa Recalcati, organizzata dalla giornalista Elena Casero della “Brughiera on line”, sito specializzato in tema di cavalli.

Al tavolo, oltre ai principali protagonisti dell’ippica italiana, c’erano anche i politici tra cui l’ex senatore Roberto Mura che, nella scorsa legislatura, era stato tra i principali relatori del disegno di legge per riformare l’intero settore, il consigliere comunale del Pd Fabrizio Mirabelli e il vice sindaco Carlo Baroni. Proprio quest’ultimo, dopo due ore di confronto tra le parti, si è detto disposto a una «mediazione politica» e pronto a ricevere anche sotto anonimato la nuova cordata per discutere del progetto. «Nel momento in cui fosse praticabile – ha detto Baroni – chiederei a Borghi e alla Svicc di farsi da parte».

Le due condizioni dettate dalla nuova cordata – Attualmente la Svicc spa ha un debito con l’amministrazione comunale di 103 mila euro, ovvero i canoni arretrati di 4 anni per l’uso dell’impianto, e un bilancio degli ultimi esercizi in perdita anche a causa del taglio dei trasferimenti da parte dell’Unire, l’ente, oggi soppresso, che sovrintendeva l’ippica italiana.
Gli investitori, che non comprerebbero quote della “Varesina” ma creerebbero una nuova società, prima di andare dal vice sindaco Baroni sono in attesa di due risposte: la prima da parte del ragionier Tosi, l’uomo dei conti della “Varesina”, a cui è stato chiesto ufficialmente un rapporto per capire quale siano in questo momento i costi e i ricavi nella gestione delle Bettole; la seconda dal Mipaf (Ministero delle politiche agricole e forestali) per la riconferma delle giornate di gara a Varese, condizione indispensabile per procedere nella ristrutturazione dell’ippodromo a partire dalla pista di galoppo, considerato che per rimettere in corsa l’impianto di Varese attualmente sono necessari almeno 3 milioni di euro a cui si deve aggiungere il danno subìto dagli uffici e dalla club house dopo l’incendio doloso del mese scorso. L’operazione dovrebbe ricalcare quella fatta per il rilancio dell’ippodromo di Agnano a Napoli.

Scuderie sì scuderie no – La nuova cordata dovrà sciogliere il nodo delle scuderie di via Frà Galdino: gli addetti ai lavori sostengono che un ippodromo senza scuderie è come un corpo senza cuore. Del resto il rilancio di Milano è passato anche da lì e nonostante siano in città, come lo sono a Varese, il problema della salubrità non sembra essere una questione rilevante. Le scuderie fanno parte del patrimonio della Svicc, ospitano 120 cavalli e attualmente sono allo sfascio per mancati investimenti. Sia il veterinario Alessandro Centinaio che il suo collega Mauro Quercioli hanno sottolineato l’incompatibilità della situazione con la salute degli animali. «Si puo’ iniziare con poco – ha detto Centinaio – del resto affittare una idropulitrice e della calce per rinfrescare i muri dei box servono poche centinaia di euro».  Gli allenatori di galoppo, con Marco Gonnelli ed Emilio Premoli in testa, lamentano la mancanza di interventi nella struttura da parte della Svicc, Guido Borghi a sua volta rivendica affitti arretrati e non pagati. Difficilmente si troverà accordo su questa partita. La polemica coinvolge anche il centro di allenamento “Castelverde” a Caravate che nei piani della Svicc doveva sostituire le scuderie di via Galdino e ospitare allenatori, artieri e cavalli, ma il centro, per stessa ammissione di Borghi, al momento non è agibile, tanto che l’allenatore Bruno Grizzetti ha detto di voler sporgere denuncia per il danno subìto.

Chi sono i soci della Svicc – Tra i presenti a Villa recalcati c’era anche il mito dei gentleman rider italiani Pinuccio Molteni che, dopo aver venduto le quote della Svicc in suo possesso  («ben remunerate» ha specificato Borghi durante l’incontro) a Ligresti, conservandone solo una piccolissima percentuale (0,04%), ha spostato i suoi cavalli a Pisa. La presenza di Molteni alla tavola rotonda era molto importante, perché proprio lui potrebbe essere il “nume tutelare” della nuova cordata. Attualmente i soci della “Varesina” sono 64, con una grande frammentazione al’interno della società con quote infinitesimali. Il socio di maggioranza con il 36,7% è Raggruppamento Finanziario spa, società controllata dal Gruppo Ligresti, il 18,5% è della Lexorfin srl, considerata la cassaforte degli ippodromi Hippogroup, il 18,1% è della Fido Fiduciaria operazioni mobiliari srl, il 10,2% è della Yppos srl, controllata della Hippogroup Cesenate spa, mentre Guido Borghi, presidente della società, detiene personalmente il 9%.

Perché l’ippica è in crisi Pio Bruni, presidente del Comitato nazionale galoppo e grande saggio dell’ippica italiana, ha sostenuto che la vera sciagura per tutto il movimento è stata la riforma di qualche anno fa che ha escluso gli ippici dalla governance del settore. A questo si è aggiunto un malsano tourn over di presidenti-commissari e direttori generali di nomina politica che in molti casi di ippica sapevano poco o nulla e l’introduzione delle slot machine negli ippodromi, compreso quello delle Bettole. «Il resto del danno – ha aggiunto il veterinario Annalina Molteni – lo ha fatto una errata comunicazione che ha distorto nell’immaginario collettivo un mondo che ha nella passione e nell’amore per i cavalli i suoi punti di forza».

Miracolo a Milano – La società Trenno (Gruppo Snai) che gestisce l’ippodromo di San Siro è riuscita nel miracolo di rilanciare il galoppo e il suo indotto. I numeri parlano chiaro: nell’ultimo Jockey Club c’erano oltre 7.000 spettatori (+68 % rispetto all’edizione del 2012), il gioco sul campo ha avuto una crescita del 15,7%, mentre il gioco raccolto dagli allibratori ha fatto segnare un +14,7%. Durante la tavola rotonda, è saltato fuori anche il nome della Trenno come possibile protagonista del rilancio della stagione varesina che è ormai alle porte.

 

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 28 marzo 2014
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