Il bisogno di affidarsi
Solo dodici ore fa, nessuno era in grado di prevedere il ciclone che avrebbe investito la politica italiana. Per capire le dimensioni del cambiamento è sufficiente rileggere tutti i sondaggi, veri o camuffati, che si sono inseguiti nelle scorse settimane, e poi i dati degli exit poll di ieri sera dalle 23.
Lo scollamento tra opinionisti, sondaggisti e il resto del mondo è da tempo sotto gli occhi di tutti, ma domani in tanti se ne saranno già dimenticati e il nuovo giro di giostra per questi signori riprenderà come niente fosse successo.
La vittoria, il trionfo, del Pd di Matteo Renzi è lì da vedere sia in termini percentuali che di dati assoluti. Per una volta si potranno anche fare analisi minuziose, ma il dato è chiaro ed evidente. La scommessa del nuovo leader, potremmo dire l’azzardo, gli ha dato pienamente ragione.
Il clima però non era questo. In diversi settori della società si percepiva la reale possibilità di un testa a testa tra il Movimento 5 stelle e il Pd. Così non è stato e oggi occorre domandarsene le ragioni. Il voto di protesta è ancora forte e gli euroscettici, malgrado il blocco progressista nel suo insieme sfiori il 50% per la prima volta, hanno un bacino elettorale di tutto rispetto.
Cos’è che ha fatto decidere a milioni di italiani di votare per il partito di Renzi? La discussione è aperta e non la si potrà liquidare con il bilancino dei numeri. Aspettiamo anche il voto alle amministrative, ma intanto viene da pensare che sia il bisogno di stabilità, di fiducia, di speranza in un vero cambiamento a far scegliere gli elettori. Con altre parole c’è forse il bisogno di affidarsi e di scommettere che un guascone può aiutare realmente l’Italia a uscire dal pantano in cui si è cacciata negli ultimi decenni.
Fa sorridere chi dice che siamo alla vecchia Democrazia cristiana, segno che il bisogno di guardare sempre indietro è più forte della fiducia di trovare nuovi sentieri. Fa sorridere anche chi dice che Renzi avrebbe snaturato la sinistra andandosi a prendere anche i voti della destra. Come se il problema ancora una volta fosse tutto interno ai giochi della politica.
Stamattina ci siamo svegliati un po’ più laici e un po’ più consapevoli della fragilità del nostro Paese. Una bella responsabilità per Matteo Renzi. Lui però lo sa e lo dichiara da tempo. Non basta, ma non è nemmeno poco aver consapevolezza del proprio ruolo.
Ci sono voluti vent’anni, ma con il 2014 si apre una nuova fase. Dove ci porterà dipenderà anche da ognuno di noi.
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