Il racket delle badanti: sequestrata una nota agenzia

Polizia e carabinieri indagano 5 persone. Chiusa la Privata Assistenza. Romene portate in Italia in furgone, tenute in una casa di Varese e poi sfruttate. Dovevano pagare il pizzo

Cinque indagati, un’agenzia di Gavirate sotto sequestro e accuse molto gravi: associazione per delinquere, minacce, estorsione, violenza privata, intermediazione di lavoro illecita. Il traffico di badanti dalla Romania denunciato qualche mese fa da Striscia la notizia era reale. E’ accaduto a Gavirate, dove la cooperativa Il Trifoglio aveva acquisito dietro regolare contratto di licenza il marchio “Privata Assistenza” utilizzandolo in franchising: oggi però è stata chiusa dalla squadra mobile della polizia e dal nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri, su disposizione del pm Sabrina Di Taranto.

Secondo le accuse, almeno 150 badanti, sono state reclutate in Romania e poi portate in Italia con la scusa di un lavoro sicuro, ma sono state sfruttate e malpagate. Molte davano 600 euro per il viaggio effettuato in furgone (un prezzo folle e i soldi non venivano mai restituiti); quando arrivavano alla stazione di Varese venivano indirizzate presso un appartamento poco distante, in cui dovevano pagare 10 euro al giorno per l’affitto, ma venivano costrette a stare fuori casa dalle 7 del mattino alle 23 per evitare sospetti. Quindi, erano utilizzate dai responsabili dell’agenzia Privata Assistenza, per il lavoro domestico.

Le donne, tuttavia, non percepivano i soldi dai familiari degli anziani, ma dall’agenzia che ne tratteneva una quota consistente. Una sorta di “pizzo”, un guadagno ottenuto in maniera del tutto illegale. Primo, perché il contatto di lavoro non era giuridicamente valido e dunque la donna risultava praticamente in nero, e secondo perché la Privata Assistenza di Gavirate non aveva nessuna autorizzazione a effettuare intermediazione di lavoro tanto più che le badanti non erano delle dipendenti da loro retribuite. Con questa triangolazione illegale, che è stata definita “caporalato”, i cinque indagati hanno intascato almeno 70mila euro di parcelle.

La polizia ha investigato partendo dall’episodio del furgone con le donne romene arrivato alla stazione dei Varese, hanno ascoltato la deposizione di una donna che era stata licenziata solo perché aveva chiesto spiegazioni sui contratti ed effettuato il sequestro dei libri contabili. I chiunque indagati a piede libero sono tre italiani e due donne romene. Gli italiani sono, in particolare, la titolare dell’agenzia di Gavirate, il titolare dell’agenzia di Gallarate della stessa catena e un loro sodale che aveva aperto una cooperativa ad Azzate poi chiusa (ma senza utilizzare il marchio della stessa catena). In realtà i tre sono legati da rapporti più o meno di parentela. Alla sede centrale di Privata Assistenza di Reggio Emilia (che si dichiara parte lesa) risultava infatti che la titolare di Gavirate fosse legata al “dominus” di Gallarate, mentre anche quello di Azzate sarebbe una sorta di parente. A tutti è stata contestata l’associazione per delinquere. Alle due complici romene viene contestato anche l’aver intascato i soldi delle connazionali, che venivano contattate in patria e allettate con promesse di lavoro; in qualche caso ci sarebbe state anche violenze per sedare ribellioni.
(foto, Silvia Carozzo dirigente della squadra mobile, il capo di gabinetto Paolo Catenaro, il maresciallo Andrea Cannella del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro) 

La società Italia Assistenza di Reggio Emilia è la titolare del marchio Privata Assistenza e si dichiara estranea alla truffa. «Abbiamo revocato il contratto alla cooperativa di Gavirate – afferma Sergio Torelli, amministratore delegato della società – abbiamo appreso della vicenda dopo la denuncia di Striscia la notizia e abbiamo subito chiesto spiegazioni. Entro lunedì l’agenzia deve togliere il nostro marchio. Specifico che noi non facciamo intermediazione di lavoro, le badanti non sono il nostro mestiere, le cooperative coinvolte avevano preso questa strada senza farcelo sapere».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 23 Maggio 2014
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