Arresti e denunce, decapitata una rete di spacciatori
Dodici arresti, 41 perquisizioni e 6 ricercati. E’ questo il frutto dell’operazione “seven” che ha sgominato una nutrita gang di spacciatori di cocaina e hashish in tutta la provincia. “Colpisce la loro penetrazione nel territorio”, spiega il sostituto procuratore Mirko Monti
Erano i "monopolisti" della cocaina e dell’hashish in provincia gli uomini e le donne arrestati e denunciati nella notte tra domenica e lunedì dai Carabinieri. Ne sono convinti gli uomini del capitano Michele La Stella, comandante della compagnia di Gallarate che in quasi un anno e mezzo di indagini hanno ricostruito una fittissima rete in grado di fare affidamento su una rete di 40 spacciatori di cocaina e hashish in tutta la provincia. «Abbiamo individuato due distinte reti criminali -spiega il comandante La Stella- che collaboravano tra loro creando così una rete che deteneva il sostanziale controllo dello spaccio tra basso varesotto e luinese».
Il sodalizio criminale, secondo quanto ricostruito dai militari, sarebbe stato dunque composto da due diversi gruppi: da un lato un insieme di albanesi e dall’altro quello dei marocchini con diversi apporti e sostegni di italiani. Le indagini sono partite dal filone albanese per scoprire poi che era questo a rifornire quello dei marocchini ma tutti potevano far affidamento su una rete di italiani. Ad agevolare il lavoro del gruppo, ad esempio, c’era un bar del centro di Somma Lombardo gestito da una delle donne arrestate oppure i frequenti spostamenti di un cunardese soprannominato, non a caso, "camion".

Questa notte sono dunque scattate le manette attorno ai polsi di 12 soggetti ritenuti al vertice del sodalizio, sono state perquisite le case di 41 persone mentre sono ancora in corso le ricerche di 6 persone per le quali è stato spiccato il mandato di custodia cautelare. «Riteniamo di aver dato un colpo rilevante allo spaccio nell’intero territorio» spiega il Sostituto Procuratore, Mirko Monti che ha coordinato le indagini, dicendosi stupito «dal livello di infiltrazione in tutto il territorio di questa rete che riusciva ad arrivare fino a Milano». Le indagini hanno potuto far affidamento a numerose intercettazioni telefoniche «grazia alle quali abbiamo individuato anche i contatti internazionali per il rifornimento della droga in Germania, Svizzera e Albania».
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