Giornalisti nella rete, a metà tra google e facebook
I giornalisti Michele Mezza e Jacopo Tondelli hanno disegnato scenari per i giornalisti che lavorano nell'on line

La storia di una nuova avventura editoriale on line si incrocia con un libro che racconta la disgregazione del mondo dell’informazione e dei nuovi processi che portano alla creazione e alla diffusione delle notizie. In mezzo c’è il modello di business, quindi la sosteniblità di una professione e di una testata, l’algido algoritmo di google e i social network che hanno disintermediato il giornalista dal lettore. Di tutto questo si è parlato al teatro Santuccio con Jacopo Tondelli, fondatore di www.glistatigenerali.com, e il collega Michele Mezza, autore del libro "Giornalisti nella ret" ed esperto di sistemi digitali, nell’ambito del festival del giornalismo digitale locale GlocalNews.
Michele Mezza ha posto l’accento su come sia necessario, per i giornalisti che lavorano sulla rete, trovare un modello nuovo di giornalismo che sappia essere autorevole, capace di dialogare col lettore che è anche fonte, fuori dall’algoritmo di google «che – ha detto Michele Mezza – non è di destra nè di sinistra ma che non è così algido come si pensa». Un dialogo a due che Tondelli ha portato sul suo nuovo giornale che «non punta a fare più clic possibili, perchè il modello quantitativo dei giornali on line sta uccidendo il mercarto, ma a fare clic di qualità». Gli Stati Generali, infatti, propone uno o due articoli importanti, approfonditi e ben pagati e vari blocchi di post selezionati tra intelligenze che hanno qualcosa da dire.
Il grande problema è passare da un modello quantitativo ad uno qualitativo accompagnando questo passaggio con un modello di business che vada oltre il semplice banner pagato a "impression". Il problema del modello economico di sostenibilità è uno dei grandi nodi irrisolti dell’informazione on line. Un accenno al crowdfounding e alle esperienze on line locali, forse quelle più riuscite dal punto di vista economico visto che i grandi giornali non hanno mai dato il giusto peso (pensando che a trainare fosse ancora la carta) al valore della parte on line.
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