Storie di guerra: Robert Capa da Photographica FineArt
La galleria dedica una grande nostra al fotografo di guerra André Friedman, meglio noto come Robert Capa a cento anni dalla nascita
Ancora pochi giorni, fino al 27 febbraio, per visitare a Lugano l’esposizione retrospettiva che la Galleria Photographica FineArt dedica al celebre fotografo di guerra André Friedman, meglio noto come Robert Capa (Budapest, 1913 – Vietnam, 1954).
L’anniversario dei cento anni dalla nascita è stata un’occasione importante per celebrare, attraverso una serie di esposizioni, l’opera del fotoreporter ungherese, recentemente presentata anche in Italia, sia a Roma che a Firenze e Lucca nonché, in questi giorni e fino ad aprile, allo Spazio Oberdan di Milano.

Il materiale a disposizione degli appassionati di tutto il mondo è grande, sia pur selezionato negli anni, ma a Lugano ci sono una ventina di stampe notevoli che vanno ad abbracciare tutti i periodi bellici interessati dall’attività di Capa: la Guerra Civile Spagnola e la Seconda Guerra Mondiale in particolare. Si tratta di stampe cosiddette ‘vintage’, cioè stampe d’epoca alla gelatina d’argento, anche se va detto che Capa sviluppava chimicamente sul campo i negativi, ma presumibilmente e per evidenti ragioni non stampava in proprio le sue immagini.
Tutta la produzione dell’autore è bellica, perché egli, dotato di innato animo avventuroso, non seppe mai stare lontano dal campo di battaglia. Fotografò sempre con lo spirito di colui che si avvicina molto al soggetto – per morire in fine in Vietnam saltando su una mina -, poiché consapevole che una componente importante del realismo dei suoi scatti fu data da un’immagine forte in primo piano. Non ci sono molte informazioni coerenti sul tipo di fotocamere utilizzate, ma la nitidezza di diverse immagini lascia indendere l’utilizzo di un medio formato e, laddove si intuisce un’immagine voluta in un certo modo, l’uso di un treppiede e di un esposimetro, come si faceva una volta. Fotoreporter, Capa non lo si immagina con una lente molto diversa dal normale 80mm.
Come immagini più belle tra quelle esposte in via Cantonale 9, a due passi dalla Manor, si segnalano: la splendida e buffa “Soccorso di un soldato colpito” (Italia 1943) nonché l’allegra “Civili al lavatoio”, presa durante la Guerra Civile Spagnola nel ’36-’37.
L’immagine più importante dal punto di vista storico è forse “Sbarco delle truppe americane a Salerno” (1943), mentre quella probabilmente più costruita, sia per la messa in posa che per lo studio accurato della luce prima dello scatto è “Una pausa durante la battaglia per la presa di Napoli” (1943). Drammatica, ma di un dramma tutto sommato costruito, è “Bimba rifugiata che piange” (Haifa, 1950).
C’è poi uno scatto di Capa preso in Russia che è un po’ un autoritratto, fatto probabilmente col treppiede: in “Stalingrado” (1947) si vede infatti la capacità tecnica, la scelta del soggetto principale e del non meno significativo soggetto secondario, la sensibilità del reporter, il fuoco nitido e, non ultimo, il donnaiolo che il maestro ungherese mai smise di voler essere.
Fuori tema ci sono anche alcune belle immagini in esposizione permanente da Photographica FineArt: i cristalli di ghiaccio della fotografa svizzera Irene Kung ed il bellissimo paesaggio notturno dell’italiano Silvio Canini.
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