Assegnare un bene confiscato? Una fatica ben spesa

L'avvocato Manila Filella di Pavia ha raccontato all'organismo antimafia del Comune la procedura per l'assegnazione di un bene ad Alagna Lomellina: "Serve l'aiuto di enti e associazioni ma si può fare"

consiglio comunale Busto Arsizio

Assegnare un bene confiscato alla mafia non è affatto un’impresa facile ma è possibile se c’è la volontà da parte di tutti i livelli coinvolti e per creare questa volontà non c’è niente di meglio di un organismo come quello nato a Busto Arsizio da ormai oltre un anno che metta in collegamento enti che fanno fatica a parlarsi. E’ questo il senso dell’audizione dell’avvocato Manila Filella, membro dell’Osservatorio sulle mafie della provincia di Pavia, che ieri sera ha spiegato il percorso seguito per arrivare all’assegnazione di un bene confiscato dall’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati ad un’associazione: «Un percorso che è durato un anno e mezzo e che è in fase di conclusione con un bando per l’assegnazione di una cascina ad Alagna Lomellina, confiscata dal ’92 – racconta l’avvocatessa – tutto è iniziato con il coinvolgimento della Prefettura, organo indispensabile che fa da collegamento tra l’Agenzia e il territorio». Ricordiamo che a Busto Arsizio i beni sono 7 tra i quali 4 appartamenti, 2 garage ma a Varese, invece sono 42, quasi la metà di tutti i beni confiscati in provincia (87).   GUARDA LA CARTINA DEI BENI SU CONFISCATIBENE
LE LEGGI – E’ il cosiddetto nucleo di supporto, che dovrebbe essere presente in ogni Prefettura d’Italia, a svolgere questo importante ruolo di collegamento. Ma non basta, serve un coinvolgimento dei principali attori sul territorio «come ad esempio l’associazione Libera – prosegue Manila Filella – che, grazie ai suoi referenti regionali e provinciali e all’esperienza maturata nel campo dell’assegnazione dei beni confiscati, può fornire un importante appoggio per l’individuazione e la definizione del bene grazie a sopralluoghi con tecnici». Serve anche un importante appoggio legale attraverso l’audizione di esperti della legislazione: «Noi abbiamo l’associazione Avvocati di strada della quale faccio parte – racconta – abbiamo definito il quadro legislativo partendo dalle varie leggi che ci vengono in aiuto a partire dalla legge Rognoni-La Torre, legge sui beni confiscati del ’96, la legge del 2010 che ha istituito l’Agenzia, il codice antimafia del 2011».

L’AGENZIA – La parte più difficile è stabilire un contatto iniziale con l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati che ha una mole enorme di beni mobili e immobili da gestire e non riesce a rispettare praticamente mai i tempi di assegnazione dettati dalla legge. L’avvocato Filella ha spiegato che l’agenzia ha il compito maggiore ma ha la sede a Reggio Calabria e non ha mezzi e risorse funzionare a pieno regime per questo si appoggia agli enti territoriali come l’Agenzia del Demanio, la Prefettura con i Nuclei di supporto.

A CHI VANNO I BENI – Le procedure più spedite sono quelle di assegnazione dei beni a enti di rilevanza pubblica come la Croce Rossa, la Protezione Civile, Carabinieri e Polizia. Alcuni beni possono essere utilizzati dalla stessa Agenzia per trarne benefici economici mentre solo in terza battuta vanno a Comuni e Province. Chi può averli in gestione? Enti pubblici, associazioni con finalità d’interesse pubblico, comunità giovanili, cooperative sociali, associazioni di categoria che perseguono un interesse pubblico, fondazioni bancarie. Per questi enti la gestione è senza oneri fiscali e notarili. In alcuni casi possono finire anche a cittadini privati anche se non si potrebbe ma succede quando il bene è talmente deteriorato e difficile da recuperare che non vale la pena nemmeno darlo alle associazioni a causa dei costi per la ristrutturazione.

Soddisfazione per l’audizione è stata espressa dal presidente dell’Organismo Davide Borsani e da tutti i presenti all’incontro: «Si può fare, pensiamo subito a come coinvolgere la Prefettura» – ha detto Massimo Brugnone, sulla stessa linea il consigliere di Sel Marco Cirigliano. Sorpreso, invece, il consigliere Checco Lattuada che si è chiesto se «emotivamente è scoraggiante seguire una procedura tanto complessa e lunga» ma la risposta dell’avvocato Filella è stata secca: «Non ci si deve scoraggiare per così poco».

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 10 Marzo 2015
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