Il Corvo smentito dalla procura
Chiesto il proscioglimento per il medico che era stato accusato, da due lettere anonime, di aver ucciso una paziente in cardiochirurgia
Vendette incrociate e accuse anonime tra medici. Sono gli ingredienti dell’incredibile vicenda della guerra tra cardiochirurghi all’ospedale di Varese. Oggi un nuovo capitolo: il dottor Vittorio Mantovani, accusato da due lettere anonime di aver ucciso una paziente, sarebbe in realtà innocente. La procura di Varese (pm Sara Arduini) ha infatti chiesto l’archiviazione per il medico che era stata accusato dai colleghi di aver sbagliato un’operazione. Ora la richiesta dovrà passare dal giudice per le indagini preliminari. La famiglia della donna difesa dall’avvocato Paolo Bossi probabilmente non presenterà opposizione e dunque l’indagine è destinata a chiudersi a favore del cardiochirurgo accusato da un Corvo, come si usa dire in gergo, ovvero da un collega, che si trincerò dietro l’anonimato.
Il collega in questione, come è noto, è il cardiochirurgo Giovanni Mariscalco, oggi in in Inghilterra, il quale scrisse due lettere anonime ai familiari della donna deceduta accusando di fatto il collega e inserendo anche una cartella clinica.
Riassumendo la vicenda, possiamo dire che in quel reparto si verificò una sorta di guerra, probabilmente per motivi di carriera: il dottor Mantovani contro tutti. Oggi sappiamo alcune cose. Primo. Mantovani secondo la procura fu accusato senza fondamento e anonimamente dai colleghi di aver causato un decesso e che la sua posizione va verso il proscioglimento. Secondo. Il medico che lo accusò con le lettere anonime è oggi sotto processo per quelle missive. Terzo. L’ex primario Andrea Sala, denunciato da Mantovani per maltrattamenti e abuso d’ufficio, dovrà affrontare nuovamente l’udienza preliminare perchè la cassazione ha bocciato il suo proscioglimento a Varese. Quarto. In quella inchiesta sono contenuti almeno due episodi che lasciano a bocca aperta: ovvero la denuncia che Mantovani fece contro il collega Mariscalco di aver redatto uno studio scientifico contraffatto inviato poi all’università svedese di Umea, e la circostanza di alcune intercettazioni in cui i medici che erano contro il dottor Mantovani ipotizzarono di falsificare le cartelle cliniche per metterlo in difficoltà o di formare delle equipe operatorie con medici poco esperti, per interventi delicati, in modo tale da creagli dei problemi. Per fortuna quei propositi non vennero attuati.
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