“Abbiamo un’ottima preparazione, ma l’autostima è sotto i piedi”

Alcuni studenti liceali raccontano le difficoltà di una crescita in un ambiente rigido e poco comprensivo. "Siamo arrivati adolescenti e abbiamo incontrato un ambiente poco educativo"

Bambini a Expo

In un momento delicato come quello che stanno vivendo alcune famiglie impegnate nella scelta della scuola superiore, proponiamo una lettera di alcuni studenti di un liceo che hanno voluto esprimere la propria insoddisfazione sull’eccessivo rigore imposto dai docenti. Una posizione molto forte che apre una riflessione sul percorso formativo ed educativo del sistema scolastico italiano anche alla luce dei risultati che si ottengono nella vita (Il liceo in questione è risultato il migliore in provincia quanto ai risultati ottenuti dai propri diplomati al primo anno di università). Informato della lettera, il liceo ha annunciato una replica nei prossimi giorni. 


Liceo Ferraris eccellenza provinciale? Sì, ma…

Siamo alcuni  ex studenti del liceo scientifico Galileo Ferraris di Varese, e scriviamo sull’esperienza che abbiamo vissuto durante i cinque anni trascorsi in questa scuola.
La nostra riflessione non vuole essere inclusiva di tutte le realtà presenti nel liceo, ma allo stesso tempo va oltre la nostra singola esperienza umana e didattica, perché si basa su fatti che hanno coinvolto anche altri studenti che abbiamo conosciuto.

Siamo arrivati  appena adolescenti, con la consapevolezza del duro lavoro che ci aspettava, in quanto avevamo scelto una scuola che notoriamente richiede grande impegno e sacrificio.

Nel nostro percorso, però, abbiamo via via riscontrato una mentalità che trascura la responsabilità educativa, che riteniamo fondamentale per una buona scuola. A nostro giudizio, la maggioranza degli insegnanti, seppur valida nell’ambito didattico, non
riconosce (o peggio, ignora) le difficoltà degli alunni. Nel corso dell’anno scolastico non si tiene conto del lavoro e dell’impegno del singolo studente, ma solo della “prestazione”: se riesci a raggiungere il 6 bene, se non riesci raramente cercano di capirne i motivi e di aiutarti a migliorare.

Spesso si sono create situazioni di tensione“inaccettabili” in un liceo, tacite spaccature tra alunni e professori, la cui fiducia
reciproca è invece necessaria per raggiungere gli obiettivi previsti. Dopo alcuni brutti voti, abbiamo visto docenti criticare pesantemente i loro alunni o anche esprimere giudizi poco rassicuranti riguardo al loro futuro scolastico, senza tuttavia dare alcun valido contributo formativo: praticamente il metodo migliore per allontanare dallo studio, suscitando solo paura, rabbia e rancore.

Abbiamo infatti convissuto con la sensazione che il nostro lavoro non contasse nulla, trovandoci in un contesto in cui non si apprezzano e non si tengono in considerazione la fatica e l’applicazione di noi ragazzi, ma solo il voto che otteniamo. In un ambiente simile è inevitabile che anche lo studente si attacchi disperatamente a questo voto, e si immedesimi in esso.

Questo atteggiamento crea delle esasperazioni: qualche alunno inizia a studiare “perché deve” o “quanto basta per non farsi bocciare”, non per la propria crescita interiore o per il proprio futuro. Tuttavia, i più spaventati dalla mole di lavoro che il liceo richiede, pur dedicandosi anima e corpo allo studio, finiscono col sentirsi inadeguati e non all’altezza della scuola che hanno scelto e così decidono di arrendersi ed andarsene.

Ogni anno c’è un flusso di studenti che si trasferiscono dal Ferraris alle altre scuole del territorio. All’interno dell’istituto, questo esodo sembra essere visto con soddisfazione ed orgoglio: si usa dire che nei primi anni debba essere fatta una “selezione – scrematura” degli alunni. Superata la “selezione – scrematura”, si suppone che tutti gli studenti “indegni” di occupare le mura del Ferraris se ne siano andati a suon di insufficienze ed umiliazioni varie.

Ci chiediamo: perché non si cerca di evitare questa “scrematura”? Perché un ragazzo che arriva per imparare, deve andarsene con il morale e l’autostima sotto i piedi?  Cosa gli avrà lasciato di positivo l’esperienza in questo liceo?  I professori sono consapevoli dell’importanza del loro compito? Sono consapevoli del fatto che con atteggiamenti simili, rischiano di condizionare giovani donne e uomini per anni?

A quanto pare no. Riteniamo inaccettabile che alcuni insegnanti trattino gli alunni come descritto sopra e purtroppo chi dovrebbe “vigilare” sui metodi di insegnamento e valutazione, spesso non riesce a farlo. Abbiamo visto usare il pugno duro per
questioni insignificanti e solo riguardanti noi studenti: non si può entrare da Via Piatti, non si possono usare le porte grandi in palestra ecc… Non capiamo perché questa severità non venga applicata a 360°!

Ciò detto, non possiamo recriminare nulla riguardo alla preparazione che il Liceo Ferraris ci ha fornito. Sebbene alcuni di noi abbiano avuto valutazioni molto basse alla maturità, palesemente non congrue con l’intero quinquennio di studi, abbiamo
superato brillantemente tutti i test per l’ammissione ai corsi universitari. Da questo punto di vista, riconosciamo che il Liceo Ferraris sia una scuola molto valida ma riteniamo che col tempo si sia  trasformata in una scuola d’élite, scelta da chi vuole il
massimo senza “se” e senza “ma”! Invece noi mettiamo il nostro “ma”… perché crediamo che il compito della “buona scuola” non sia soltanto fornire nozioni, per cui è giusto aspettarsi il massimo impegno dagli studenti, ma ricordarsi che anch’essi necessitano, desiderano e meritano gratificazioni, correttezza, guida e supporto. Noi, a parte rare eccezioni, non abbiamo trovato traccia di tutto questo.

Pietro, Edoardo, Lorenzo

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Gennaio 2016
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Commenti

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  1. Luigi tuoprof Rutigliani
    Scritto da Luigi tuoprof Rutigliani

    Chapeau!
    Grazie cari uomini Pietro, Edoardo, Lorenzo.
    Questo è un prezioso contributo per una riflessione per una autentica riforma della scuola. Accanto ai programmi, ai metodi e alle strutture, occorre ripensare alla figura del docente che entra in classe. Docente che innanzitutto deve avere passione educativa, deve amare ciò che insegna e soprattutto amare coloro ai quali insegna.
    Noi docenti dobbiamo sentire queste resposnabilità: dalla scuola d’infanzia alle Università, sono le persone che gli studenti incontrano nel loro percorso scolastico che possono essere di aiuto e “slancio” verso la vita o esserne il “freno”. Con lo studio, mendiante lo studio occorre alimentare l’autostima, aiutare ogni allievo a sapersi dar valore per ciò che è, per ciò che sa realizzare e saper prendere in mano la propria vita, non essere riduttivamente valutato con un profitto scolastico.
    Che gli studenti ne escano liberi pensatori e con personalità armoniosa, non con semplici nozioni in testa.
    Questo perchè “l’educazione è cosa di cuore” (don Bosco) e il “sapere” lo si trasmette più con ciò che si è, che con ciò che si dice. Buona vita ragazzi! (ops mi è scappato “ragazzi” ma non vuole essere minimamente riduttivo, semplicemente ogni ex alunno per me resta un “ragazzo” nel senso bello e gioiso del termine: pieno di entusiasmo, di forza, di ideali…)

  2. Scritto da agnese_marcozzi

    assolutamente d accordo….

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