E se tornassero i Giochi senza Frontiere?
Quello che sembra un sogno, e che sicuramente lo è per chi è stato ragazzo negli anni 70 e 80 e ancora soffre la loro mancanza, potrebbe diventare realtà: parola di Ettore Andenna

E se tornassero i Giochi senza Frontiere? E se a presentarli ci fosse ancora uno degli storici presentatori italiani, Ettore Andenna?
Quello che sembra un sogno, e che sicuramente lo è per chi è stato ragazzo negli anni 70 e 80 e ancora soffre la loro mancanza, potrebbe diventare realtà.
E a mettere la pulce nell’orecchio è proprio il conduttore, che dal suo profilo Facebook lancia un annuncio:
Udite,udite,udite!!! Se c’è qualche località italiana che è interessata a partecipare alla nuova “Giochi senza frontiere” mondiale, che si chiama “The biggest game show in the world 2016” E che si svolgerà tra il 9 ed il 21 maggio prossimi, è pregata di prendere contatto con me. Saranno tredici puntate, che andranno in onda in tutto il mondo, prodotte da una società francese. Di più non dico (per il momento)!!!
Ma è davvero possibile? è una storia che ha una concretezza? Abbiamo provato a chiederlo al diretto interessato: «Si, dovrebbero rinascere, almeno in Italia (perchè nel mondo già la stanno facendo) se si trova la disponibilità di una città italiana a partecipare – spiega Andenna – La produzione mi ha chiesto se me la sentivo di condurre la parte italiana ed ho risposto di sì. Per il momento, siamo fermi qui».
La trasmissione esiste già: in Francia da 50 anni si chiama Intervilles, la serie internazionale che viene prodotta dal 2005 si chiama “The biggest game show in the world“, ha gli stessi ingredienti del “giochi senza Frontiere” che molti ricordano (giochi buffi ma che richiedono abilità, forza e allenamento, e che mettono in gara gruppi consistenti – una trentina di persone per puntata – in spirito di amicizia ma con grande forza competitiva) e negli altri paesi gode di successo da molti anni, tanto che in Cina e in Russia allcune puntate hanno già inanellato primati di ascolto.
Ma cosa osta a partire? Ci sono dei requisiti a cui le città devono rispondere? «Non necessariamente. A parte la disponibilità di 850.000 euri, che sono il costo della partecipazione a tredici puntate e la realizzazione della puntata casalinga».
Certo, 850mila euro non sono bruscolini. Ma, stando alle prime regole di partecipazione, può partecipare non solo una città ma anche una regione o un distretto, alle 13 puntate dell’edizione 2016: e l’idea di una Lombardia pronta a sfidare la Cina o il Kazakistan comincia a entrare nella top ten dei sogni proibiti.
Ci sarà chi raccoglierà l’appello di Ettore Andenna?
Se succederà, vorremo essere i primi a saperlo: un’edizione dei Giochi senza Frontiere versione terzo millennio, magari con concorrenti di Busto Arsizio o Malnate, non la vogliamo perdere per nulla al mondo.
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