L’elleboro

Una nuova puntata del tour naturalistico per il Varesotto del nostro lettore Teresio Colombo

Oggi 16 gennaio per la prima volta, nel nuovo anno, mi consentono di uscire per realizzare qualche foto al Cavolo di lupo (1,2) (Helleborus fuetidus) che devo andare almeno a Cittiglio per fotografare perché è molto comune sul monte denominato il Sasso del ferro e normalmente a metà del mese di gennaio lo si trova fiorito anche sulle pendici immediatamente a ridosso della strada che congiunge Cittiglio con Laveno anche se verso strada si trovano esemplari non più alti di 60 cm mentre all’interno non è difficile ritrovare esemplari che superano il metro di altezza.

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L’elleboro 4 di 10

Malgrado il disprezzo per questa pianta, tanto da essere considerata il simbolo della calunnia, che considero particolarmente attraente per la tonalità dei verdi che vanno dal verde scuro delle sue fogli a quello più chiaro della parte superiore del fusto a quello giallastro dei fiori che si presentano assi numerosi e sovente con i sepali bordati di un bel rosso vivo; malgrado queste caratteristiche non ne conosco utilizzi ornamentali forse perché il cattivo odore emanato dalla pianta si intensifica maneggiando la stessa. Penso che la non estensione di questo fiore sia dovuta al fatto che i semi non vengano trasportati dal vento ma essenzialmente da animali come la lumaca particolarmente attratta dall’olio che gli stessi emettono. Tornato a casa con la gioia di essere uscito, in realtà sono stato fuori l’auto per non più di 5 minuti, ho trasmesso questa gioia anche a mia moglie invitandola per il giorno successivo a recarci nel parco di villa Cagnola alla Rasa di Varese per vedere di fotografare altri esemplari di Elleboro.

La domenica ci si alza con un tempo splendido, ma la temperatura risulta abbastanza rigida per cui aspettiamo ad uscire dopo le 10, le strade sono ancora pressoché deserte, qualche macchina arriva in Varese dal viale Aguggiari così si arriva alla villa Cagnola in pochi minuti il cancello è chiuso ma lasciamo l’auto al parcheggio immediatamente successivo avviandoci per la salita, la vegetazione si presenta in condizioni abbastanza buone malgrado il lungo periodo di asciutto, la decisione è, che dopo un periodo così lungo in cui sono rimasto in casa a curarmi una bronchite che sembrava non guarire mai, di camminare, evitando sforzi inutili e tenendo conto che bisogna avere le forze per tornare alla macchina.

Una bellissima giovane pianta di Agrifoglio (3) (Ilex aquifolium) dalle foglie particolarmente lucide, forse perché ha risentito di gelate notturne mi fermo a fotografarlo nella speranza che la foto possa rendere l’idea della brillantezza di questo albero si prosegue notando che le piante messe a dimora in modo da formare siepe attorno alla piccola zona paludosa hanno le gemme ben sviluppate che dimostrano la buona salute della futura siepe, eccoci alla prima scalinata che decidiamo di utilizzare perché ci consente di arrivare in pieno sole in breve tempo, di osservare il bosso che oltre ad essere privo di fiori risente del prolungato periodo di asciutto, la scalinata termina sulla strada in terra battuta, la vicina fonte butta ancora un getto d’acqua ma io proseguo fino ad un piccolo cespuglio di Acanto (4,5) non molto sviluppato ma è il terzo o quarto anno che lo vedo e posso assicurare che si tratta  di pianta nata spontanea senza intervento dell’uomo salvo quello di aver impiantato il ceppo più a monte nel corso del 1926 quando si realizzò questa parte del parco in memoria del figlio morto in guerra.

La moglie che mi precede di oltre una cinquantina di metri, ha imboccata la deviazione per il sentiero della statua ed io la seguo per verificare le gemme dell’Orniello per compararle a quelle del frassino per mostrarne la differenza, ma è troppo presto e le foto non sarebbero sufficientemente chiare, la moglie ha già superato lo sbarramento che sconsiglia la prosecuzione per quel sentiero ma anche io voglio godermi lo spettacolo dell’acanto con il fogliame in pieno sviluppo e li ci si ritrova entrambi ad ammirare questo esemplare di flora mediterranea che dagli anni 70 ci fa grazia del suo rinverdire ad ogni inizio dell’inverno, scattate alcune foto procediamo abbastanza velocemente trascurando le Centauree ancora fiorite, le fogli delle vedovine che hanno assunto il colore nero  che vuol dire che la temperatura è scesa sotto lo zero, le gemme del faggio il tutto per arrivare nella parte dove il sentiero spiana e dove si ritrova una piccola fioritura di Rosa di Natale (6,7) (Helleborus niger) si tratta di una ventina di fiori, ma tenuto conto che per vederne almeno un centinaio dovrei fare ancora una scalinata devo dire che mi accontento di queste. Realizzate le foto la prima con alcuni fiori con sepali rosati che vuol dire che il fiore apertosi da oltre una decina di giorni ha subito anche qualche gelata la seconda di fiori bianchissimi aperti da non più di giorni e in posizione meno esposta alle gelate, decidiamo di scendere seguendo il sentiero principale anche se la Cespica (8) (Erigeron uniflorus) ci ferma per un’ulteriore foto, anche un falso bosso ci attrae ma essendo coperto da rametti decidiamo di andare oltre, nella discesa le primule si sprecano, ma la decisione è di non fotografare le “banalità” e quindi si prosegue nella discesa quando un mazzolino di Primule (9) (Primula acaulis) spunta dalle fessure di una roccia calcarea ritengo che valga la pena tentare la foto subito dopo un Anemone (10) (Hepatica triloba) rosato fa capolino e quindi realizzo un’altra foto a questo punto decido di raggiungere la moglie che sta recandosi in fretta alla macchina perché ritiene che si sia fatto tardi per il pranzo.

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Pubblicato il 19 Gennaio 2016
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