Il San Giuseppino

Nuova puntata del tour naturalistico del nostro lettore Teresio Colombo tra le bellezze del Varesotto

Il sangiuseppino

Sabato 12/3, visto che la giornata si presenta bella e calda decido di andare sul M Chiusarella con l’obbiettivo di verificare la crescita di un tipo di polmonaria presente sul M. Minisfreddo ma che ho ritrovato alcuni anni fa anche qui, poi verificherò la presenza della Pinguicola che con la Drosera e l’Utricolaria sono le piante carnivore presenti nel territorio varesino e per le quali ho previsto di realizzare un pezzo. Mi accingo a salire sino all’alpe Ravetta quando, appena imboccata la strada militare mi corre l’occhio su una macchia blu che penso essere un esemplare di San giuseppino , questo fiore che per molti di noi cresciuti comunque nella parte di pianura di questa provincia o nella parte collinare è noto con questo nome e solo da adulti abbiamo imparato che il nome italiano è  Scilla silvestre (1) (Scilla bifolia) mentre il nome con cui la indicavamo corrispondeva all’epoca della sua fioritura.

In territorio varesino ho ritrovata questa infiorescenza di colore bianco in più punti fra cui ricordo Bizzozero e i prati fra via Vetta d’Italia e Cascina Mentasti.  Fotografato la Scllla e raggiunto il punto dove avrei dovuto trovare le Polmonaria ritrovo un gruppo di Erba trinità (2) (Hepatica nobilis) di un particolare colore rosa carico che ho ritenuto di fotografare pur essendo abbastanza comune, nessuna traccia della polmonaria. Vado a cercare la Pinguicola ai piedi della “presa”, piccolo impianto per la raccolta dell’acqua fatto realizzare dal Toeplitz per la fornitura d’acqua per il sistema di fontane che ha fatto costruire nel parco della villa, non avendone trovata traccia come non ho trovata la traccia delle uova di rana per cui ritorno all’auto lasciata vicina alla Ravetta.

Sulla via del ritorno vedo una macchia bianco-giallastra, mi avvicino e posso constatare che si tratta di Poligala falso bosso (3) (Polygala chamaebuxus) il cui profumo particolarmente intenso si riteneva favorisse la montata lattea delle neo mamme, oggi è invece assai trascurato pur essendo fra i primi fiori dell’anno perché in buona esposizione l’ho trovato nel mese di gennaio, la cosa strana è che pur essendo a marzo ho trovato aperti solo i fiori dai colori chiari mentre non ho trovati quelli a fiori rossi, anche le erbe comincino a fiorire come si vede dalla Sesleria comune (4) (Sesleria caerulea), il che vuol dire che i pollini cominceranno a essere numerosi creando qualche difficoltà alle persone che ne sono allergiche questa è una delle erbe che vanno in fiore ma occorre ricordare che è soprattutto attraverso il fiore che avviene la riproduzione dei vegetali è l’infiorescenza che si adatta all’ambiente di vita del vegetale. Ecco un mazzolino di violette in fiore, non si tratta certamente di mammole perché sono prive di profumo ed hanno una colorazione più chiara, il colore mi dice che non si tratti di viola bianca infine decido trattarsi di viola irta (5,6) (Viola hirta). Le piante di Corniolo (7,8) (Cornus mas) sono molto più numerose di quanto ricordi delle passeggiate fatte in altri periodi forse perché il giallo citrino dei suoi fiori lo rende particolarmente evidente rispetto alle altre piante e questa volta non pretendendo di usare la macro, le foto risultano molto più dignitose di quelle riportate nei due precedenti articoli. A questo punto mi rendo conto della insufficienza del materiale per la realizzazione di un articolo ma decido ugualmente di rientrare perché giunto all’auto.

Il 15/3 decido di recarmi al parco di villa Mylius, per integrare il materiale, purtroppo non trovo alcuna possibilità di parcheggio per cui ripiego su villa Toeplitz dove le possibilità di parcheggio sono ampie, la parte a giardino con i suoi giochi d’acqua non ha, al momento, soggetti che richiamino la mia attenzione quindi decido di portarmi nella zona dove la villa si affaccia alla zona industriale d Induno perché è la zona più ricca di vegetazione ed infatti mi ritrovo con una bellissima Camelia (9) in avanzata fioritura, si tratta di una varietà con fiore multi petalo abbastanza rara è un esemplare botanicamente rilevante perché è pianta di circa 90 anni su terreno molto calcareo, contrariamente alle indicazioni fornite dai botanici coltivatori di Timelacee che fra l’altro indicano che il terreno debba essere molto ricco di humus cosa che non sembrerebbe in questo caso, ma forse sono il solo a pensare in questo modo perché come in parte si evince dalla foto è pianta abbastanza trascurata; mentre faccio queste considerazioni vedo i fiori di una Magnolia (10) che penso di poter raggiungere seguendo un sentiero sottostante, nel frattempo, ricordo di non avere indicato il nome con cui vengono classificate sia la camelia sia la magnolia è che entrambe sono forme che derivano da intrecci realizzati da esperti giardinieri, anche per la magnolia che riesco a raggiungere vale tutto ciò che ho detto parlando della camelia.

Mi accorgo che il sentiero che mi ha portato fino alla magnolia è particolarmente umido ed infatti è tutto un rifiorire di Dente di cane (11) (Erythronium dens-canis) quindi ho trovato un altro posto per vedere la fioritura di quest’altra liliacea e in un ambiente di così comoda fotografia. Alzandomi vedo alcun esemplari di Maonia (12) (Mahonia aquifolium) che vado a fotografare, anche questa pianta non è nostrana ma viene importata dall’America e, purtroppo tende a diffondersi in modo spontaneo se trova un terreno costantemente umido, il valore di questa pianta è essenzialmente dato dalle sue capacità ornamentali, essendo un sempre verde con crescita entro i 2 m di altezza foglie appuntite come l’agrifoglio ma più tenere e le più giovani assumono, nel periodo invernale, una colorazione rossastra.

Teresio Colombo
Per informazioni scrivere a: colter@alice.it

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Pubblicato il 22 Marzo 2016
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