Festival di Internazionale: edizione numero dieci
Razzismo, l'immigrazione, la nuova tecnologia applicata alle guerre e la politica Italia i temi della kermesse ferrarese
Ferrara o cara, come direbbe Alberto Arbasino, la città estense anche questa anno ha fatto da palcoscenico al festival del settimanale Internazionale.
Dal 30 settembre al 2 di ottobre, decine di migliaia di persone hanno sciamato per le sue vie contorte alla ricerca di teatri, cinema, giardini nascosti in palazzi rinascimentali, aule universitarie e tendoni, tutti luoghi prescelti per conferenze, dibattiti e workshop su temi di attualità.
Principalmente,i temi protagonisti sono stati il razzismo, l’immigrazione, la nuova tecnologia applicata alle guerre e la politica Italia. Senza dimenticare ovviamente, la crisi economica che si è irridmedibiente trasformata in crisi sociale a carico dei più poveri.
Questa è stata la decima edizione e, come tutti gli anni, in un clima tra il rave party e l’impegnato è emersa un’Italia di giovani e adulti sorprendentemente impegnata, curiosa e attenta alla contemporaneità.
Se questo è l’aspetto che ruba l’occhio a chiunque si trovi a Ferrara in questo periodo, non bisogna dimenticare che erano presenti giornalisti e intellettuali mondiali come Anna Maria Giordano, Luigi Manconi, Tom Kington, Luca Sofri, Igiaba Scego, Stefania Mascetti, Manuele Fior, Will Hutton, Christian Caujolle, Tullio De Mauri e tanti altri, per risvegliare con la loro intelligenza critica le nostre coscienze.
C’è un dato generale che è risultato più evidente da questo quadro multiforme? Forse ciò che non viene mai detto ma che l’ascoltatore non può non percepire è la superficialità e il conformismo di tanti mezzi di informaIoni italiani, incapaci di filtrare eticamente, ma anche accuratamente, la quantità di ricerche, conoscenze e analisi che circolano nei sistemi avanzati.
Il risultato è una opinione pubblica mentalmente pigra e conformista, che si accontenta troppo facilmente delle rimasticature.
Ferrara e internazionale sono un’occasione per ripensare alla relazione tra se stessi e il mondo in maniera meno egoista e sclerotizzata
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