C’è un futuro per la persona Down

Si è chiuso il quarto convegno nazionale sulle persone Down. Una occasione di confronto umano, scientifico e anche di esperienze. Una kermesse di altissimo livello grazie a tanti contributi diversi

convegno sulla sindrome di down

“ La persona Down incontro con il futuro” era il tema scelto per il 4° convegno nazionale su un tema molto sentito e approfondito con oltre 70 interventi di specialisti provenienti da varie regioni e dalla vicina Svizzera.

Il primo giorno, oltre ai saluti delle autorità,  sono stati approfonditi gli argomenti collegati al pensiero di comunità. Concetti culturali di storia, filosofia, arte, architettura, musica teatro e sport, finalizzati all’esperienza dei diversamente abili in questi contesti, collegati al tema della diversità e dell’inclusione.

Il secondo giorno invece si è affrontato e approfondito il tema delle ricerche scientifiche collegate alla trisomia 21 referenti alla genetica, al vissuto in gravidanza, alle patologie dietetiche in particolar modo alla questione delle diete vegane e vegetariane visto l’argomento ritenuto di grande attualità. Si è approfondito in seguito il deterioramento precoce (Alzheimer) nella Sindrome di Down con prospettive di diagnosi e prevenzione le complicazioni ematologiche dei bambini Down e in conclusione dell’igiene dentale. Tutti argomenti importanti collegati alle problematiche che sono state approfondite in modo scientifico.

Nel pomeriggio si è affrontato il tema dell’immagine e gli stereotipi sulle persone Down con un passaggio anche sui rapporti familiari, in particolare tra fratelli (e sorelle).

Si sono evidenziati anche, e non poteva mancare, l’inclusione all’interno del sistema scolastico e i vari approcci e metodi di intervento come ad esempio la globalità dei linguaggi. Sono state portate esperienze in alcune scuole e in particolar modo all’università dell’Insubria che ha un servizio disabili molto attivo e sensibilizzato alle diversità. Si è poi evidenziato l’importanza dello sport in particolare quello paralimpico.

La terza giornata è stata il momento delle esperienze pratiche e reali sull’inserimento lavorativo e il durante/dopo di noi.

Esperienze sul campo si potrebbero definire, che sono il cuore pulsante di genitori, operatori, specialisti che quotidianamente costruiscono e vivono in prima persona la realtà dei diversamente abili.

Strumenti e paradigmi sociali dove diventa possibile la realizzazione umana dell’individuo Down.

Molto belli alcuni video di esperienze all’interno di alcune aziende del Varesotto e in particolare alla Missoni con interviste agli stessi ragazzi su come vivevano l’esperienza lavorativa e il rapporto con i loro tutor aziendali. Il lavoro deve essere vissuto in maniera positiva. Ma con l’intervento dell’AGBD di Milano le realtà lavorative come ben sappiamo, non sono tutte uguali. Possono essere anche difficoltose o emarginanti. La fragilità di queste persone è ricorrente anche nel lavoro e quindi è estremamente importante monitorare questi aspetti di mediazione e inserimento lavorativo.

Un inserimento lavorativo non va preso alla leggera, ci sono da rispettare i tempi più lunghi, le attese e aspettative di ogni persona che va seguita, rispettata e rivalutata anche negli errori e nelle difficoltà che possono evidenziarsi.

Alcune esperienze di hub lavorativi e team formativi sviluppati in alcune aziende come la Geox e la stessa Missoni e molte altre aiutano a sviluppare un senso di appartenenza e autonomia nella costruzioni di percorsi lavorativi. (progetto Vallemur). Anche gli stessi tutor o mediatori (job coach) devono essere formati alla crescita e all’accompagnamento verso un processo di integrazione e formazione al lavoro che porta alla indipendenza della persona in difficoltà (learning by doing).

Molto interessanti sono state le esperienze dell’albergo etico di Asti, attivo dal 2006, dove si è ricercato un modello di indipendenza e qualità del servizio in un progetto sociale dove già 40 ragazzi quasi tutti down sono stati assunti e hanno lavorato, in tutti gli ambiti ( cucina, sala, pulizia camere e reception). I ragazzi nell’albergo etico, apprendono la postura, la cura per l’ordine e la pulizia della divisa, la cortesia e la compostezza con cui relazionarsi, in poche parole un atteggiamento professionale. Su turismo e cultura avremmo tanti spazi ancora aperti dove sviluppare queste esperienze.

Venendo più vicino nelle nostre zone vi è l’esperienza del “Cafè 21” bar all’interno del comune di Varese gestito da genitori e ragazzi Down e sinonimo di qualità, il progetto Siloam da poco partito con l’intenzione di aprire un punto ristoro in città con l’aiuto della scuola alberghiera De Filippi e dei genitori dei ragazzi diversamente abili che hanno frequentato la stessa scuola.

Il progetto Amicorum a Cassano Magnago, luogo di integrazione, struttura con servizio cucina e pizzeria aperto nel weekend dove lavorano 24 ragazzi Down di varie età.

Il “Grotto del Sorriso” cooperativa sociale è un’altra realtà aperta da poco a Cassano Valcuvia, dove alcuni genitori sono diventati  imprenditori dei propri figli con l’aiuto pensate di due insegnanti di sostegno. E’ diventato anche un luogo di aggregazione culturale in Valcuvia.

Un ultimo esempio oltre frontiera è quello del Ristorante Valle Maggia di Locarno, una struttura che oltre ad essere ristorante dove lavorano una ventina di ragazzi beneficiari dell’AI (Assicurazione Invalidità Svizzera), con uno chef pluripremiato, vi è un centro diurno e una scuola di vita autonoma, dove i ragazzi, ma anche alcuni adulti imparano a vivere in maniera indipendente.

Un ultimo aspetto non secondario sono le esperienze del “durante e dopo di noi”. Un bel esempio è dato dalla cooperativa Millepiedi Onlus di Varese, con il progetto della casa residenziale-didattica di Morosolo “Mille e una notte” autonoma-mente possibile, dove viene sperimentata l’autonomia con weekend mirati di persone diversamente abili dai 18 ai 50 anni.

Sicuramente abbiamo dimenticato molte altre esperienze poiché nell’ultimo giorno sono stati tanti gli interventi e le esperienze sul territorio. D’altronde sintetizzare oltre 70 interventi non è sicuramente facile. Certo è che un esperienza di convegno così intensa e proposta in una città come Varese aiuta ad avere speranze in un futuro migliore anche per i nostri figli.

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Pubblicato il 14 Ottobre 2016
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