La scuola senza compiti: 90 mamme la vogliono

Consegnata una petizione al sindaco per avviare una sperimentazione ad Avigno nel 2017: sarà senza voti, all'aria aperta e con gli animali

Bambini varie

Non vi piacciono i compiti a casa? L’argomento fa scalpore, soprattutto dopo il clamore suscitato dalla lettera di un papà di Varese che ha disobbedito ai professori, mandando a scuola il figlio “compiti delle vacanze esente”.

Ma sono in tanti a sentire il problema. Se poi non volete i voti, siete contrari alla lezione direttiva e volete un metodo cooperativo, ecco la scuola che fa per voi.

La chiedono 90 genitori di Varese, che hanno presentato una raccolta di firme al sindaco Davide Galimberti, affinché ottenga dal ministero l’autorizzazione ad avviare una sperimentazione.

Il progetto prevede che si parta con una scuola elementare ispirata a un manifesto pubblicato da due docenti all’università Bicocca di Milano ed elaborato con due insegnanti di Varese (le ricercatrici Francesca Antonacci e Monica Guerra e i docenti varesini Rosi Violi e Luca Tondini).

I COMPITI A SCUOLA
“Una scuola”, questo il nome,
prevede una serie di lezioni abbastanza originali: ogni giornata inizia con il “circle time”, praticamente una sorta di accoglienza in cerchio di un’ora per raccogliere le emozioni.
La settimana si compone di 40 ore, mentre ogni giorno dura 8 ore con il tempo pieno. “Logico che non ci siano i compiti – spiegano Lidia e Valentina, le due mamme che hanno consegnato le firme in comune – voi fareste lavorare a casa un operaio dopo otto ore di lavoro in fabbrica? Noi no”.

ALL’ARIA APERTA
Altre parole chiave sono: l’apprendimento circolare.
 Il metodo cooperativo di gestione delle lezioni. I tavoloni da lavoro invece dei banchi. E i laboratori in cui i bambini siano sempre liberi di muoversi. Ma non solo: la scuola si ispira a varie esperienze delle più avanzate pedagogie europee: dalla Finlandia nasce l’idea di trascorrere metà del tempo all’aria aperta anche utilizzando attività con animali da cortile, altri riferimenti rimandano alla Montessori o ancora all’idea della scuola “senza zaino”.

Il sindaco Galimberti valuterà la proposta. E c’è già un preside, Antonio Antonellis, a cui il progetto è stato presentato e che si è detto disposto a discuterne. Uno dei luoghi che potrebbe ospitare la sperimentazione, ma è tutto da vedere, è la scuola Galilei di Avigno.

NIENTE VOTI
Dicono i creatori del progetto: “La lezione in aula sarà più dialogata che frontale, in un’ottica di circolarità, a partire da esperienze concrete vissute insieme”. E ancora: “Non è prevista una scansione rigida dell’orario in discipline” o anche “il pranzo è condiviso con i docenti e momento di educazione alimentare”. Infine è evidente che neanche i voti tradizionali saranno ammessi, bensì una “valutazione compartecipata” a cui collaboreranno le insegnanti e le famiglie. Adesso, oltre all’ok del ministero, servono gli alunni e 2 insegnanti in aula la mattina. L’avvio è auspicato per il settembre del 2017.

Roberto Rotondo
roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 12 Ottobre 2016
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Commenti

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  1. alessandro_zanzi
    Scritto da alessandro_zanzi

    L’assegnazione dei compiti contrappone la fase pratica alla fase di studio e rappresenta l’unica possibilità, per uno studente, di verificare di persona se ha assimilato ciò che ha studiato. E’ importante che si svolgano esercizi per le materie che lo richiedono ed è importante affrontare la ripetizione di ciò che si è studiato con una persona che ti ascolti, magari diversa dal tuo insegnante. Comprendo benissimo il fatto che un genitore, dopo otto o più ore di lavoro possa non avere la voglia di aiutare il figlio a fare i compiti o di ascoltarlo mentre gli ripete quanto ha studiato: potrebbe avere il desiderio di rilassarsi davanti al televisore o in altro modo e quindi potrebbe essere indotto a demandare questo compito agli insegnanti che seguono i figli, ma seguire i propri figli durante il loro apprendimento scolastico è estremamente importante. Io mi ritengo molto fortunato, e sottolineo molto, per avere la possibilità di seguire i miei figli durante il loro studio anche nel pomeriggio, e tante volte dopo 8-9 ore di lavoro trovo ancora il desiderio e la volontà di ascoltarli, aiutarli, studiare con loro e di confrontarmi con gli insegnamenti dei maestri e dei professori, ancora oggi che mio figlio maggiore studia al liceo scientifico. Li aiuto nei loro compiti, nello studio e nelle ricerche. Comunico loro quello che io so e imparo da loro cose nuove, comunico a loro le mie conoscenze e imparo a conoscerli meglio. Lo studio e i compiti a casa rappresentano un momento fondamentale, per un genitore! Io mi chiedo come sia possibile che un genitore possa rinunciare ad una parte così importante del rapporto con i propri figli!

  2. Scritto da diadora

    genitori ignoranti con figli…….

    1. Scritto da Felice

      Sintesi azzeccata.
      Aggiungo….genitori che preferiscono vedere i loro figli andare ad X-Factor o su Amici piuttosto che realizzarsi professionalmente.
      Poi che non si lamentino che a 30 anni sono ancora a casa accuditi.

  3. Scritto da Felice

    AIUTO!
    Si stanno preparando le basi per la formazione di future generazioni di smidollati più o meno ignoranti e con un concetto di responsabilità personale e sacrificio ridotto al lumicino.
    Tutto questo grazie a dei genitori che definire scellerati è un complimento.
    Genitori attratti dalla vita sostanzialmente ludica dove ogni cosa deve essere intrapresa come un gioco o comunque un hobby.
    Questo sviluppa nel ragazzo un senso del dovere pari a zero oltre che ad un pericoloso concetto che “gli sforzi” se proprio non mi fa di farli li farà sempre qualcun altro.
    I compiti servono per far sedimentare dei concetti che altresì a scuola sarebbero comunque più eterei e dove comunque serve un periodo aggiuntivo di esercitazione per la assimilazione. Inolre i compiti sono piccole prove di responsabilità che preparano i ragazzi verso il mondo reale.
    Che un genitore, in una scuola, proponga di fare attività di cortile insieme probabilemnte ad animali come i cani mi sembra totalmente folle nonchè irresponsabile verso la cultura del suo stesso figlio a meno che suo figlio non voglia da adulto fare il dogsitter.

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