Infernet è un pugno nello stomaco

Sala gremita per l'anteprima varesina del film di Giuseppe Ferlito, inserito all'interno dei festeggiamenti per il 30° anniversario del Centro Gulliver

Infernet

Sala gremita, con la presenza del sindaco Davide Galimberti e del suo predecessore Attilio Fontana, per l’anteprima varesina della pellicola del regista Giuseppe Ferlito, inserito all’interno dei festeggiamenti per il 30° anniversario del Centro Gulliver di Varese, grazie alla collaborazione dell‘associazione 23&20 ed al sostegno di ValoreBF. Presenti i produttori, Michele Calì e Federica Andreoli, gli attori Elisabetta Pellini (madrina della comunità terapeutica) e Viorel Mitu, giovane ventitreenne qui al suo debutto cinematografico nell’impegnativo ruolo di Ludovico.

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LA TRAMA

Cinque storie si intersecano tra di loro come accade col meccanismo della rete: don Luciano, un prete anticonvenzionale, moderno ed impegnato costantemente in campagne mediatiche a sostegno dei bambini immigrati, viene accusato di pedofilia; Claudio, un attore famoso che ha nel cuore le problematiche della gente comune, rivelerà la sua vera natura; Sandro, spinto dalla voglia di sentirsi parte di un gruppo, si unisce ad una gang di ragazzini viziati appartenenti alla classe borghese, che si divertono a fare i bulli e a filmare le proprie bravate; Giorgio, un ricco imprenditore, distrugge la sua famiglia a causa del suo vizio per il gioco online e infine tre giovani amiche adolescenti, attratte dai soldi facili, decidono di prostituirsi filmando i loro clienti per poi ricattarli.

LA PAROLA AI PROTAGONISTI

«Un primo lavoro professionale sicuramente intenso, per me che uscivo da una scuola cinematografica di Firenze, che ha comportato una ricerca psicologica profonda ed impegnativa – dice Mitu -. Un personaggio che ha la capacità di trascinare un gruppo di ragazzini verso atti di bullismo, in una violenza crescente. Ho analizzato molto da che psicologia poteva derivare questa deviazione ed ho immaginato un ragazzo che ha assistito o subito violenze nella sua infanzia e che le ha poi fatte scaturire a sua volta in atti di aggressività immotivata e crudele. Dopo aver interpretato questo film non nego che il mio rapporto con internet è profondamente cambiato; prima ero un “fanatico” della rete. Oggi la uso con parsimonia, cercando di essere più attento al mondo che mi circonda, alla riscoperta dei veri valori»

Solare la madrina, l’attrice Elisabetta Pellini, che ha voluto fortemente portare nella sua città un film e che con l’aiuto dell’amica Sonia Milani per 23&20 è riuscita a farlo proiettare proprio a supporto del Centro Gulliver del quale è testimonial. «Non posso che essere felice di aver portato Infernet a Varese  – aggiunge Pellini – un piccolo sogno che si è realizzato. A 30 anni dalla prima connessione internet e per i 30 anni della comunità diretta da don Barban. Internet è un mezzo potentissimo, che riguarda tutte le età e per questo va conosciuto, per capirne le potenzialità, sia positive, che negative.  Ringrazio don Barban, Sonia Milani e tutti i collaboratori del Centro Gulliver che si sono impegnati nel diffondere non solo il film, ma anche il messaggio che porta e speriamo che al più presto possano vederlo tutti, anche in tv».

Conclude il produttore Michele Calì: «Sono contento del successo di questa serata, un evento davvero ben organizzato per il quale mi complimento, come produttore non posso che essere soddisfatto per l’utilità del messaggio passato con questa proiezione. Internet é un mezzo che spesso viene usato in maniera non convenzionale e questo forse rende il nostro film un po’ duro, ma rispondo con uno dei commenti che ho sentito in sala durante la proiezione: per raggiungere un obiettivo dev’essere così. Quindi un chiaro significato di successo dalla componente più importante, ossia il pubblico in sala. Questa occasione mi ha anche permesso di conoscere don Michele Barban, che ho subito ricondotto a don Luciano (Remo Girone), che alla fine del film ci lascia con un messaggio: abbiamo corso talmente tanto, che è giunto il momento di fermarci, per permettere alle nostre anime di raggiungerci. Grazie quindi al Centro Gulliver, a 23&20 e a ValoreBF, per aver valorizzato la nostra pellicola, che per noi è sicuramente motivo di orgoglio».

«Se ci sono veri sentimenti non c’è dipendenza – ha commentato don Michele Barban – infatti la dipendenza non può entrare all’interno di una relazione autentica».
Infernet apre dunque una riflessione profonda sul rapporto tra l’individuo e la rete, riflessione che continuerà il 7 febbraio 2017 presso il Centro Gulliver con un convegno dedicato al tema delle dipendenze dalla rete.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2016
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