Natale all’Istituto tumori diventa una bella canzone

29 ragazzi tra i 15 e i 25 anni, 18 in cura e 11 fuori trattamento, hanno composto un brano dal titolo affatto scontato "Palle di Natale". Ascoltatelo (e compratelo)

Avarie

Per una volta i protagonisti sono loro: i pazienti. E non in corsia, bensì in un’aula magna. La cornice è quella dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, nella sala intitolata a Gianni Bonadonna, il «padre» dell’oncologia italiana. Sulla scena ci sono i ragazzi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. L’occasione è la presentazione di «Palle di Natale», la canzone scritta sotto la supervisione del primario Maura Massimino e di Andrea Ferrari, coordinatore del «Progetto Giovani». Il testo, composto dai giovani pazienti, è stato arrangiato seguendo le indicazioni di Stefano Signoroni, ricercatore della struttura che studia i tumori ereditari dell’apparato digerente, ma pure musicista e cantante. La canzone può essere acquistata su iTunes, mentre il cd è disponibile in Istituto o contattando l’associazione Bianca Garavaglia onlus, a cui sarà destinato l’intero provento della vendita.

PER OGNI PALLA UN SIGNIFICATO DIVERSO – Non è la prima volta che gli adolescenti curati all’Istituto Nazionale dei Tumori si cimentano con l’incisione di un brano musicale. Il primo esperimento, realizzato con la collaborazione del bassista di Elio e le Storie Tese, s’era concluso con la produzione di «Nuvole d’Ossigeno», oltre che con una pubblicazione scientifica, sulle colonne del Journal of Clinical Oncology. Ma se in quel caso l’obiettivo era accendere i riflettori sull’esperienza del tumore vissuto in età adolescenziale, l’ultimo brano è stato inciso con un fine diverso: raccontare il vissuto di un Natale diverso, «trascorso in corsia d’ospedale, con l’allegria e la voglia di stare insieme che comunque si provano pur angosciati dalla diagnosi di un tumore».
Nel video si esibiscono 29 ragazzi tra i 15 e i 25 anni: 18 in cura e 11 fuori trattamento.
Il titolo del brano, come raccontato da Matteo Davide Bonvicini, seguito per un medulloblastoma al cervelletto, ha molteplici significati. «Palle perché le nostre teste, dopo la chemioterapia, sembrano tali. Palle come quelle che si appendono all’albero di Natale o di neve, con cui si gioca in questo periodo dell’anno. Ma palle pure perché spesso gli adulti ne raccontano tante a noi, ammalati di tumore. E perché di certo trascorrere il Natale in ospedale non è il massimo».

Articolo tratto dal sito della Fondazione Umberto Veronesi

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 dicembre 2016
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