Ciavarrella-Rosa, attacco frontale: “Basile e Taddeo, latitanti e millantatori”

Mezzogiorno di fuoco a Masnago: i due soci fondatori accusano quelli di maggioranza. "Non mantengono le promesse, vogliono vendere per soldi il Varese. Forse di nuovo a Rosati"

Varese Calcio, Ciavarrella e Rosa rispondono a Basile e Taddeo

Ormai è guerra aperta e dichiarata tra le due fazioni in cui si è divisa la proprietà del Varese Calcio. Alla mossa effettuata da Paolo Basile e Aldo Taddeo, quella cioè di farsi rappresentare dall’avvocato Cesare Di Cintio (uno dei più importanti d’Italia per quanto riguarda il calcio), rispondono oggi Gabriele Ciavarrella ed Enzo Rosa in una conferenza stampa da mezzogiorno di fuoco, con accuse pesanti indirizzate a quelli che – al momento – restano i soci di maggioranza del club biancorosso.

BASILE E TADDEO, DUE LATITANTI

Sono furibondi, i due soci fondatori che hanno convocato la stampa per rispondere alla “mossa Di Cintio” e non le mandano a dire. «Dove sono Basile e Taddeo? Per noi sono due latitanti, sono irreperibili da giorni e non mantengono le promesse – attacca Ciavarrella – Hanno promesso di pagare le spese mediche alla famiglia di un giocatore che si è operato e non hanno versato un euro; hanno lascito l’ultimo arrivato (Gucci ndr) abbandonato in un albergo senza garantire un’abitazione. E finora hanno gestito il Varese grazie ai soldi “prodotti” dalla società, quelli di abbonamenti, biglietti, scuola calcio e sponsor per un totale di 300 mila euro. Loro non ci hanno messo quasi nulla, a fronte di promesse mai mantenute. Le cifre erano chiare, da Basile e Taddeo dovevano arrivare 5-600 mila euro per questa stagione: a fronte di queste promesse abbiamo dato loro l’80% delle quote della società. Siamo stati ingenui, ma ora è in pericolo la sopravvivenza del Varese Calcio. Anche perché pure lo sponsor Gagà, dopo averci dato due acconti per 40mila euro, non ha versato la terza rata. E il contratto con loro è di 200mila euro».

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LE QUOTE BLOCCATE

Ciavarrella impugna con rabbia un foglio: è quello su cui è stampato un recente comunicato stampa firmato da Taddeo e Basile nel quale i due annunciano il disimpegno dalle quote in loro possesso. «Fino a questo momento però, quelle quote sono bloccate nelle loro mani. Noi – Ciavarrella parla a nome suo e di Rosa – abbiamo pronti alcuni imprenditori che vorrebbero entrare in società e accollarsi quelle parti di proprietà, ma se Basile e Taddeo non mantengono la promessa di liberare quell’80%, nessuno può entrarne in possesso. E il Varese Calcio ha bisogno assoluto di avere nuovi finanziamenti: in questo momento ci servono 200mila euro. Dobbiamo saldare i rimborsi dei giocatori e i debiti con tanti fornitori che avevano preso accordi con Basile quando questi era l’amministratore di fatto del Varese. Io – parla ancora Ciavarrella – c’ero e proprio per questo a un certo punto ho detto “basta” e mi sono dimesso, mettendo loro di fronte alle responsabilità. Ora giustamente i creditori vogliono il saldo delle fatture: io sono già intervenuto in alcuni casi (uno di questi è Macron, fornitore del materiale tecnico ndr) ma i debiti sono elevati. E solo nuovi soci che abbiamo già individuato possono aiutarci in questo».

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L’OMBRA DI ROSATI

Nella loro ricostruzione odierna, Ciavarrella e Rosa sollevano l’ombra del ritorno – diretto o indiretto – di Antonio Rosati, ex presidente e proprietario che poi aveva ceduto il club (indebitato) a Nicola Laurenza per andare al Genoa, e successivamente finito in carcere per vicende esterne al mondo del calcio. «Basile e Taddeo hanno avuto gratis l’80% del club e a questo punto il nostro sospetto è che lo vogliano rivendere a scopo di lucro a gente che era già al Varese e che non vogliamo ritorni» spiegano Ciavarrella e Rosa, che fanno apertamente il nome di Rosati (un suo emissario avrebbe contattato anche loro). «Solo così ci spieghiamo l’ingaggio di un principe del foro come Di Cintio: il Varese attuale non ha bisogno di interventi legali di quel profilo, se non per secondi fini. Il campanello d’allarme è suonato quando Basile ha voluto creare una società chiamata “ForVa”, in cui convogliare i soldi degli sponsor che sarebbero arrivati al Varese Calcio con quel passaggio intermedio. Abbiamo ancora attiva un’altra società, lo “Sporting Varese” creato ai tempi della possibile fusione con il Bellinzago e mai chiusa. A noi sembra tanto un progetto fatto di scatole cinesi a discapito del Varese».

I TIMORI DI CIAVARRELLA E ROSA

Cosa succederà ora? Ciavarrella e Rosa vuotano il sacco delle paure e dei sospetti. «Noi temiamo che ora, con l’intervento di Di Cintio, i soci di maggioranza vogliano allungare i tempi di qualsiasi decisione. Più passa il tempo, più aumentano i problemi finanziari, più diventa difficile fare fronte agli stessi, nonostante ci siano imprenditori pronti a intervenire e garantiti dalla nostra presenza. Così il Varese perde di valore e rischia di fallire, ma noi non possiamo stare a guardare, abbiamo già visto troppe situazioni del genere negli anni scorsi». Quindi il presidente (le cui dimissioni non sono mai state ratificate da nessuno) chiude di nuovo all’attacco: «Si facciano da parte, cedano queste benedette quote e, se non le vogliono dare direttamente a noi, le consegnino al sindaco Galimberti che insieme all’onorevole Giorgetti si sta adoperando a favore del Varese. Ma lo facciano, mantengano almeno una delle promesse, per altro messa nero su bianco da quel comunicato che ho citato prima. Anche perché i soci fondatori hanno la prelazione nel momento in cui le quote vengono cedute».
L’ultima rasoiata, di Rosa, è diretta a Basile: 
«Io l’ho conosciuto nel 2008, non l’avevo mai visto prima di allora. Se si è veri tifosi del Varese si è chiamati a fare il bene della società. Telefonare a un imprenditore che avevo contattato io, per dirgli di non aiutare il club, è una mossa che si commenta da sola. Il Varese non è né una lavatrice né una bocciofila (Basile è dirigente di una società di questo sport ndr), se lo metta in testa».
Insomma, margini di riavvicinamento, proprio non ce ne sono.

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 23 febbraio 2017
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