La viola del pensiero di Monteviasco

La 36° puntata delle escursioni botaniche di Teresio Colombo, che questa volta si allontana dai dintorni di Varese per "scoprire" nuovi luoghi

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Domenica 27/8 giornata che è stata caratterizzata da un sole pieno e da una leggera aria che rendeva meno torrida questa giornata di fine agosto, con mia moglie abbiamo accettato l’invito delle figlie Lidia ed Eliana che con loro amici ci avrebbero accompagnati a visitare la parte del comune di Curiglia con Monteviasco in fondo alla valle Veddasca ad oltre 900 metri e denominata Monteviasco.

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L'escursione a Curiglia con Monteviasco di Teresio Colombo 4 di 17

Questo centro abitato per tutti i 12 mesi dell’anno da non più di cinque persone che diventano fino a 200 nei mesi estivi, si tratta di una struttura tipica degli insediamenti montani dell’alto medioevo, le case accostate l’una all’altra, sono costruite con materiale locale, un micascisto sfaldabile in “beole” di cui le più leggere son utilizzate per realizzare i tetti, le strade larghe non più di 150 centimetri per consentire il passaggio delle “gerle” che era lo strumento ogni tipo di trasporto, il fondo delle strade realizzato con pietre del torrente disposte in parallelo con regolare scolo di acqua, le case più vecchie si riconoscono per un filare di balconi lignei scuriti dal tempo.

Per raggiungere questa piccola perla di medio-evo abbastanza conservata si può farlo in diversi modi quello seguito da mia mia figlia è stato di raggiungere la città di Luino, prendere la strada per Dumenza e da lì procedere per Curiglia dove poi raggiungere la località Ponte di Piero arrivati si posteggia l’auto e da qui si può scegliere fra il salire a piedi lungo una scalinata di quasi 1500 gradini percorso che richiede circa un’ora oppure utilizzare la funivia, che può trasportare fino a 15 adulti alla volta ad un prezzo inferiore ai 5 euro; per chi salisse per la prima volta è consigliabile la strada con scalinata tutta nel bosco.

Le cose da vedere sono molte sia sul piano naturalistico ove non è difficile l’avvistamento di cervi, camosci, cinghiali e volpi, uccelli delle varie specie, vegetazione di montagna, sia paesaggisticamente vi trovate a mezza costa di una grande vallata scavata da un fiume Giona le cui sorgenti sono sul Monte Tamaro della confinante Svizzera e i cui torrenti immissari scavano i fianchi delle montagne che fanno da corona fra cui citiamo solo alcuni come la Forcora, il Gradiccioli, il Monte Magno, il Monte Lema.

Le escursioni possibili sono salendo ulteriormente al rifugio “Merigetto” dal quale diventa facile l’accesso alla maggior parte delle cime della vallata si deve però ricordare che le cime sono anche il confine dell’Unione Europea e non solo dell’Italia; in discesa è molto bello il sentiero che raggiunge Curiglia passando da Viasco caratterizzato dalla presenza di vecchi alpeggi ormai quasi completamente abbandonati ed in qualche caso riadattati a seconde abitazioni; oppure ridiscendere verso il ponte di Piero fra boschi di faggi, betulle, castagni e tigli il rischio è di soffermarsi a vedere le bellezze paesaggistiche e naturalistiche e di perdere il sentiero cosa successa a me quando, nei primi anni 90, assieme a mia moglie, dopo aver fatto la scalinata per salire abbiamo scelto di scendere per il sentiero di Piero attardandoci nella ricerca dei funghi e uscendo dal bosco in territorio Svizzero ad una certa distanza dal valico di Indemini.

Da qualche anno sono state messe le indicazioni per un giro ad anello che unisce Curiglia, Piero, Monteviasco, la zona degli alpeggi, l’abitato di Viasco su un percorso di quasi 15 chilometri ed un dislivello di circa 800 metri con l’indicazione dei siti in cui si sono ritrovate incisioni dell’antichità e un percorso didattico.

Riprendo dal momento in cui sono salito con la funivia e subito appena scesi vedo sulla roccia un Silene rupestre (Silene rupestris) (01) una cariofillacea comune; vicino trovo una Borracina cinerea (Sedum dasyphillum) (02) si tratta di una crassulacea comune è molto piccola ma si pensa che possa crescere; fatti pochi passi ancora si arriva ad un ampio balcone (03) con la vista che può spaziare dal Monte Gradiccioli al Monte Magno, all’Alpone sopra Curiglia, a tutta la valle Veddasca con qualche casa alla periferia di Maccagno e la serie dei centri abitati di della valle che si possono vedere lungo l’unica strada di accesso mentre non esistono centri abitati su questo versante fatto salvo Curiglia con Monteviasco il cui accesso è possibile dalla valle Dumentina; ed ecco la strada principale (04) del paese che consente di percorrerlo in tutta la sua larghezza; arrivato alle case più periferiche circondate da un minimo di vegetazione riesco a fotografare alcuni esemplari di Viola del pensiero (Viola tricolor) (05) fra foglie di tasso barbasso; ma vedo anche alcuni esemplari di Malva selvatica (Malva sylvestrys) (06). Attraversato il paese, mi inerpico per il sentiero che porta al Merigetto, ma alla vista di una serie di case quasi tutte abitate che negli anni 70 mi era stato raccontato si trattassero di stalle dove venivano riparati gli animali, attualmente invece sono state trasformate i abitazioni (07), ne approfitto per fotografarle; qui fuori dal paese, c’è un poco più di verde vedo tra l’altro alcuni esemplari di Silene aprentesi di notte (Silene noctiflora) (08,09) una cariofillacea sempre più rara da trovare; mi raggiungono la moglie e la figlia Eliana e approfitto della figlia che con i suoi soli 50 anni può salire il costone erboso e fotografare alcuni esemplari di Vedovina a foglie sottili (Scabiosa triandra) (10,11) la dipsacacea relativamente comune sulle nostre colline e rimanendo sul costone le chiedo di fotografare l’Aglio angoloso (Allium angulosum) (12,13) che da anni ricerco inutilmente. A questo punto decidiamo di tornare perché dovrebbero essere arrivati la figlia Lidia e due suoi conoscenti, riattraversato il centro dell’abitato (14) nel quale è visibile un piccolo cingolato in uso per il trasporto di cose all’interno dell’abitato; arrivati all’inizio dell’abitato e trovato la figlia Lidia davanti al lavatoio (15) che seppur ristrutturato serve solo a ricordare quale momento di socializzazione sia stato nel passato; nel frattempo notato che la chiesa è aperta e non vi sono funzioni in corso entro a visitarla e a scattare qualche foto, la Chiesa dedicata a Madonna della serta (16) , purtroppo la notevole luminosità dell’abside mi fa scegliere come immagine possibile il soffitto con tutti i dipinti e la balaustra del coro; all’uscita vedo in un’ampia teca di vetro l’antico orologio (17) fatto riparare lo scorso decennio da una associazione di amici di questo luogo.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 settembre 2017
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