Torba da riscoprire: le tre settimane di scavi arricchiscono la storia

E non solo: portano anche visitatori, nel sito del Fai che racconta una vicenda iniziata oltre millecinquecento anni fa

Nuovi scavi archeologici al Monastero di Torba

Anche un convento medievale, che si direbbe immutabile al giorno d’oggi, racconta ogni volta una storia diversa.
Lo hanno scoperto in tanti, quest’estate, andando in visita al monastero di Torba, pregevole sito del Fai (Fondo Ambiente Italiano). Gli scavi archeologici in corso all’interno del complesso monastico hanno infatti dato l’occasione a molti – residenti in zona e non solo – di accostarsi nuovamente a questo bene Fai, scoprendo quasi di giorno in giorno i nuovi elementi individuati dagli archeologi dell’Università di Padova.

«Abbiamo avuto molte visite rispetto al normale ciclo di visite nel periodo estivo» spiega Clara Bianchi, dell’ufficio tecnico del Fai che ha seguito il lavoro dell’equipe impegnata a Torba. «Durante le 3 settimane di scavo i visitatori attratti dalla campagna di scavo sono stati 300» . Sono passati visitatori venuti da altre province ma anche residenti del Varesotto, persone che hanno il monastero a portata di mano, che magari sono tornate qui dopo averlo già visitato (il Fai propone anche molti eventi al monastero).

L’equipe di studenti di archeologia medievale guidata dal professor Gian Pietro Brogiolo ha lavorato, con il coordinamento scientifico della professoressa Alexandra Chavarria, su diverse aree del monastero. Che racconta – nella sua articolazione tra mura e torri romane, aggiunte medievali, chiese e annessi agricoli – una storia complessa, che va dalla fortificazione dell’area in epoca tardoimperiale (IV secolo dopo Cristo) fino alle ultime modifiche novecentesche e all’abbandono negli anni Settanta. Passando ovviamente anche dall‘epoca longobarda: perché Torba – insieme a Castelseprio, di cui è propaggine fortificata – è inserita nel sito Unesco che riunisce i luoghi del potere dei longobardi in Italia, sette località, dal Friuli orientale al Gargano passando per il Varesotto, il Bresciano, l’Umbria e la Campania.

Alexandra Chavarria e Federico Giacomello raccontano gli scavi nell’area della casa del fabbro e nei locali alla base del monastero medievale:

Gian Pietro Brogiolo, studioso in particolare degli insediamenti longobardi in Italia, fu tra i primi a indagare l’antico monastero, quando negli anni Settanta era stato abbandonato dai contadini:

Lo scavo nel piano seminterrato del monastero – oggi semplice ambiente di servizio – ha consentito di trovare le tracce di un incendio che nel XV secolo distrusse l’edificio: gli archeologi hanno trovato tracce di muri e suppellettili anneriti, ma anche grossi blocchi di pavimento in cocciopesto, che testimoniano il crollo del solaio del piano sovrastante. L’edificio del monastero medievale fu impostato – cioè si “appoggia” alle mura difensive romane del IV secolo: lo scavo ha individuato tra l’altro anche «tre canali di scolo che portavano l’acqua piovana fuori dalle mura», per evitare che l’area interna si allagasse (va ricordato che alle spalle del complesso c’è anche una ripida collina, che convogliava l’acqua in occasione delle piogge).

L’incendio del monastero alla fine del medioevo:

Nell’ultimo periodo della campagna archeologica, lo scavo all’interno della massiccia torre difensiva ha restituito la sepoltura di un bue squartato, di fianco a cui sono stati trovati elementi di una cintura longobarda del VII secolo. È un ritrovamento importante, perché potrebbe essere parte di una sepoltura umana longobarda, considerando che spesso gli animali – cavalli, ma anche animali meno nobili come il bue o il maiale – venivano sepolti vicino alle tombe dei loro padroni.

Il bue seppellito nella torre:

L’ipotesi di una tomba longobarda è considerata probabile perché già negli anni Settanta poco distante – tra la chiesa romanica e la torre – fu ritrovato un cavallo sepolto, con oggetti longobardi. Gli scavi archeologici iniziarono infatti oltre quarant’anni fa, ad opera di studiosi che anche quest’anno hanno partecipato o fatto visita agli scavi.

 

La campagna di scavo 2017 , sostenuta da FAI e Università di Padova, è resa possibile grazie al contributo di Regione Lombardia (sull’avviso unico cultura 2017 (– Ambito A7 – Aree archeologiche e siti iscritti alla lista UNESCO”). I giovani archeologi hanno anche vissuto in alcuni appartamenti a Castelseprio, messi a disposizione gratuitamente dai proprietari: la maggior parte degli studenti vengono infatti da fuori, ma non mancano alcuni che abitano in zona, come il varesino Paolo Cosetti, impegnato anche nella tesi di laurea sul castrum di Castelseprio.

Quali sono gli esiti dello scavo? «Per quanto riguarda la Casa del fabbro abbiamo chiarito le due fasi costruttrive, quella tardoantica e quella del X-XI secolo» sintetizza il professor Brogiolo. «Dell’area della torre e del seminterrato del monastero non si sapeva nulla, lo scavo doveva indagare per la prima volta. Entrambe i siti hanno dato informazioni interessanti».  Davvero ricco è l’insieme di dati venuti dallo scavo del seminterrato del monastero medievale: «L’obbiettivo della campagna – spiega Fabio Sigismondi dell’ufficio tecnico Fai – è certamente, prima di tutto, indagare dal punto di vista archeologico il monastero, ma a partire da questo scavo intendiamo anche capire quale progetto elaborare per garantire un futuro utilizzo di questi spazi, fino ad oggi impiegati solo come magazzino».

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 15 Settembre 2017
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