Torna nel Luinese l’argomento delle fusioni di Comuni?

Una nota del consigliere comunale Rossi auspica processi di accorpamento. Pellicini frena. Mastromarino: “Non è all’ordine del giorno”

Avarie

Si è fatta a Maccagno con Pino e Veddasca, si farà in Valcuvia fra Cuveglio e Duno: che sia vicina una “nuova era” delle fusioni dei piccoli comuni nell’Alto Varesotto? 

L’idea, secondo alcuni politici locali del Luinese, è argomento diffuso e dibattuto nell’opinione pubblica, composta un po’ da nostalgici di quegli accorpamenti avvenuti nel Ventennio, un po’ da cittadini attenti ai risparmi della pubblica amministrazione.

Così il consigliere comunale di Luino Marco Rossi propone la prosecuzione dei meccanismi aggregativi fra i centri della zona, ma in versione un tantino inedita da queste parti. Cioè: non più tanti piccoli comuni che si uniscono, ma centri minori che vengono assorbiti da paesi più grandi, o città, come nel caso di Luino.

«Le fusioni tra i comuni devono proseguire – dichiara in una nota il Consigliere Comunale Marco Rossi – Maccagno con Pino e Veddasca ha fatto un ottimo lavoro ma tutti dovrebbero andare nella medesima direzione: ad esempio sarebbe opportuno che Cremenaga entri a far parte del Comune di Luino e Cadegliano Viconago si fonda con Lavena Ponte Tresa. In questo modo si potrebbero avere notevoli risparmi, con beneficio per l’intera collettività. Ho diversi amici a Cremenaga che apprezzerebbero molto la fusione con il Comune di Luino. Mi auguro che non prevalgano egoismi di campanile e si prosegua in una politica di riorganizzazione efficiente della cosa pubblica».

Una riflessione ad alta voce, che potrebbe però essere interpretata come un sasso nello stagno, soprattutto tra alcuni sindaci della zona.

«L’argomento è interessante, anche se ritengo che il comune di Luino non ne abbia necessità: facciamo già fatica a seguire tutte le nostre frazioni, e con la fusione anche con un piccolo comune l’azione amministrativa risulterebbe appesantita – commenta il sindaco di Luino Andrea Pellicini – . Sono, in linea generale, favorevole alle fusioni dei comuni che ritengo essere uno dei migliori provvedimenti per il risparmio di costi. Ma ad una condizione, cioè che siano procedimenti non imposti, ma condivisi. Non possono arrivare fusioni dall’alto, lo devono decidere i singoli comuni. Ho letto le parole di Rossi e credo abbia voluto interpretare un tema caro all’opinione pubblica: il risparmio dei fondi pubblici. Penso che la gente voglia questo, veder ben spesi i soldi della collettività. Un po’ come è stato fatto con la nuova sede di Comunità Montana, recentemente inaugurata; ciò consentirà un risparmio annuale di diverse decine di migliaia di euro».

Una posizione molto simile viene espressa anche dal primo cittadino dell’altro “grande” Comune messo sul piatto dalla proposta Rossi, ed è Lavena Ponte Tresa, quasi 6000 abitanti al confine con la Svizzera; fra i centri della valle del tesa è sicuramente quello più importante.

«Dico semplicemente che le fusioni non si fanno a tavolino, ma quando due o più comunità cominciano a fare un percorso insieme»: lo afferma Massimo Mastromarino il sindaco della cittadina che si affaccia sul Ceresio. 
«Ad oggi – conclude Mastromarino – Cadegliano Viconago e Lavena Ponte Tresa non hanno cominciato questo percorso, e non è neppure all’ordine del giorno. Quindi posso affermare che non se ne sente la necessità».

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Pubblicato il 26 ottobre 2017
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