Trova un cervo ferito e lo accudisce nel giardino di casa: “Nessuno veniva a prenderlo”

La disavventura di Andrea che ha soccorso l’animale dopo che era rimasto infilzato in una palina metallica: «Lo Stato deve fare di più per occuparsi della nostra fauna»

Avarie

Arrivi nel giardino di casa e ti trovi di fronte un cervo rimasto infilzato in un bastone metallico della recinzione: cosa fai?

È la domanda che si è posto ieri sera, venerdì 16 marzo, Andrea Ghisolfi, milanese, 57 anni, che gestisce le sue proprietà nella zona di Maccagno: verso l’imbrunire si è trovato di fronte ad una scena raccapricciante e pesante da gestire prima sul piano emotivo, poi pratico: una cerva era rimasta infilzata nella palina che tien su la rete metallica attorno alla casa (nella foto).

Un problema da risolvere che nascondeva l’inizio di una piccola odissea.
«Ero andato a fare un giro di controllo in una mia proprietà a Campagnano, sopra Maccagno, non distante dalla chiesa di san Rocco (uno dei posti panoramici più belli di tutto il Lago Maggiore nda) quando mi sono accorto dell’animale – spiega Andrea – . Ho prima tentato di chiamare un’associazione per la protezione degli animali, che non rispondeva. Poi ho composto il 112: non è stato possibile allertare il nucleo faunistico della polizia provinciale perché fuori dall’orario d’ufficio, così è stata inviata sul posto una squadra dei vigili del fuoco: quei ragazzi sono stati bravissimi ed hanno subito liberato il cervo dalla palina. Ma l’animale perdeva sangue ed era ferito ad una coscia: bisognava fare qualcosa. Allora abbiamo telefonato il servizio dell’Ats che ha inviato un veterinario da Besozzo».

La dottoressa procede alla sutura della cerva e le pratica anestetico e antibiotico. A quel punto l’animale sarebbe dovuto venir preso in carico da un’apposita struttura. «Ma anche qui non è stato possibile fare nulla: nessuna clinica contattata poteva uscire a recuperare l’animale, e a quel punto abbiamo deciso di tenerlo in giardino. Ho preso una coperta per proteggerlo dal gelo e abbiamo sparso nelle vicinanze alcool denaturato e aceto, per evitare il contatto con altri animali che sentendo l’odore del sangue si sarebbero potuti avvicinare».

Così la cerva ha passato la notte sana e salva – anche se sotto la neve – e stamattina è stato avvisato un rifugio del Novarese che ha recuperato e preso in carico l’animale.

Resta l’amarezza di Andrea per la cura da parte delle autorità per il nostro patrimonio faunistico. «A mio avviso lo Stato dovrebbe intervenire per garantire la sopravvivenza di questi animali. Invece, a quanto pare, non si fa abbastanza e addirittura si rischia di andare nei guai se si investono animali e se li si rimuove dalla strada, essendo i selvatici patrimonio dello Stato».

Dalla fine di questa avventura Andrea si sente di lanciare un appello: «Occorre subito un numero telefonico attivo 24 ore su 24 da comporre ogni volta che si trova un animale selvatico ferito e in difficoltà».

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 17 Marzo 2018
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Commenti

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  1. Scritto da mosi_mosi

    Figuriamoci, il nucleo faunistico a Varese funziona per il 30%!Quasi ZERO controlli oltre al fatto che non si trova mai nessuno per i recuperi poi non parliamone per la pesca non gli interessa proprio!! Ma dobbiamo andare avanti ancora a pagare tasse di concessione per non ricevere un servizio?!!

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